Lodo Alfano: Berlusconi accetta la sentenza della Consulta solo se dà ragione a lui. Strappo o golpe?

C’è (quasi) tutta l’Italia a naso in sù, in attesa di conoscere le decisioni della Consulta sulla legalità del Lodo Alfano, la legge fatta approvare dal premier appena rieletto a Palazzo Chigi, che gli concede l’immunità dai procedimenti giudiziari.

La stampa internazionale scrive di Berlusconi: “premier sotto assedio protetto da media, soldi e immunità”. Lui si difende e vede la coincidenza (la sentenza sul lodo Mondadori – una sciagura per le tasche del Cav - che s’incrocia con la decisione sul lodo Alfano – una sciagura più sciagura della prima -) come “Una manovra dopo l’altra contro di me, per farmi fuori”.

Gli italiani vogliono dunque sapere se nel Belpaese vige ancora lo stato di diritto, se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge o se, come hanno affermato stamattina i legali di Berlusconi “il premier è sopra gli altri”.

Certo è che in Italia la politica non c’è più. La politica italiana non si occupa più di politica. E non è vero che è sempre stato così. E’ così dalla seconda repubblica. Questo è il frutto del bipolarismo Made in Italy: da oltre 15 anni solo un braccio di ferro pro o contro Berlusconi. E gli italiani, gonzi, ci sono cascati e sono nel cul de sac.

Chi accetterà, ora, senza dire “a”, il verdetto della Corte Costituzionale?

Berlusconi e i suoi accetteranno la sentenza solamente se darà ragione a loro. In caso contrario tenteranno di mettere una pezza allo scudo Alfano, con un decreto.

Questo è il “golpe” che straccia la Costituzione! E’ a questo che, se così sarà, bisognerà rispondere. Dovrà farlo la politica, dovranno farlo gli italiani, dovrà farlo la giustizia, cui non mancano strumenti legislativi e mezzi (anche) coercitivi per fare rispettare la legge.

Stavolta, è la preoccupazione del Colle, “di mezzo c’è la saldezza dell’equilibrio istituzionale”. La farsa può tramutarsi in tragedia.

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