Attenti al "calcio d'asino" di Berlusconi!

Più ringhioso di così, il già ringhioso Silvio Berlusconi, non è mai stato. Vuol dire che mai prima d’ora aveva subito un tale ko, mai come oggi teme per il proprio futuro di uomo politico e anche di imprenditore e forse anche di uomo libero.

Il Cav è uno abituato a tirare la corda, a strattonare, fino a che tutti gli altri non si sono piegati ai suoi voleri.

Stavolta, con la decisione della Corte Costituzionale sull’incostituzionalità del lodo Alfano, è venuto alla luce l’iceberg dell’ “altra” Italia: che non si fa intimidire e che non piega la schiena, che crede ancora nella legalità. Una Italia confusa, piena di limiti e difetti, ma con un concetto “sano” dello Stato e delle sue regole.

Berlusconi torna ad essere (quasi) un cittadino italiano come tutti gli altri cittadini italiani. Il Premier, arroccato nell’incredibile status di “primus super pares” (una aberrazione dei suoi cortigiani) violava il principio basilare della nostra Costituzione che vuole i cittadini uguali di fronte alla legge.

Ma il limite di “rottura” non è stato superato. Lo stato di diritto, il fatto che la legge è uguale per tutti, si è salvato.

Non si salva invece Berlusconi. Al di là dell’iter e delle conclusioni dei processi che ripartono, Berlusconi, più e peggio di ogni altra volta, ha gettato la maschera dimostrando (la sua sintesi sta in quell’urlo fuoriditesta “Viva l’Italia, viva Barlusconi” che identifica se stesso con l’Italia) quello che è: un egocentrico assolutista e integralista che per salvaguardare se stesso, il suo potere e i suoi interessi, può arrivare ad “avvelenare i pozzi”. Insomma, cada “Sansone con tutti i filistei”.

Ma i nodi vengono al pettine. Berlusconi non solo non sarà mai uno statista, ma dalla sua esperienza politica uscirà con “tutte le ossa rotte”. Il tonfo si udirà da lontano. E per molto tempo.

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