Analisi: il giorno dopo la sentenza sul "lodo Alfano": i possibili scenari

Berlusconi

"Gli italiani vedranno di che pasta sono fatto" ha dichiarato il Presidente del Consiglio Berlusconi. E non ho dubbi che manterrà la promessa. Ma vedremo anche di che pasta sono fatte le persone che incarnano gli organi di garanzia. E le persone che sono state incaricare dal popolo di fare opposizione alla maggioranza di governo.

Una cosa è certa: Berlusconi non si dimetterà e passerà al contrattacco, come ha sempre fatto. Lo farà con una determinazione sovrumana, adottando tutte le misure materialmente utilizzabili.

Ma quali sono i possibili scenari che si profilano all'orizzonte? Proviamo a fare un po' di fantapolitica, analizzando gli strumenti istituzionali di cui il Premier e la sua maggioranza dispongono. Partiamo innanzitutto da quella che si configura come l'incombenza più immediata: bloccare i processi penali in corso. Non è difficile immaginare i legali di Berlusconi che lavorano alacremente alla stesura di nuovi decreti-legge funzionali ad incidere specificamente sui giudizi già instaurati contro il Presidente del Consiglio e su quelli che potrebbero essere avviati di qui a poco. Venuto meno lo "scudo" del "lodo Alfano", la battaglia sarà condotta probabilmente a colpi di atti normativi dotati di efficacia retroattiva, processo per processo. C'è solo un uomo che può ostacolare queste ultime disperate manovre.

Si tratta del Capo dello Stato. A lui spetta, com'è noto, il compito di promulgare le leggi o eventualmente di rinviarle al Parlamento, con messaggio motivato, per una seconda deliberazione (articolo 74 della Costituzione). Secondo alcuni costituzionalisti, peraltro, il Presidente della Repubblica può rifiutarsi di promulgare anche la seconda volta, qualora l'atto integri gli estremi di un colpo di Stato. Se, infatti, promulgasse una legge eversiva potrebbe essere chiamato a rispondere per attentato alla Costituzione in base a quanto prevede l'articolo 90.

Sempre al Capo dello Stato spetta il compito di autorizzare la presentazione dei disegni di legge e di emanare i decreti-legge e i decreti legislativi. E, come si è potuto riscontrare in occasione del "caso Englaro", il Presidente Napolitano, richiamando alcuni precedenti orientati in questo senso, ha ritenuto di non firmare un decreto che presentava considerevoli vizi d'incostituzionalità.

Dunque, il primo obiettivo sarà presumibilmente quello di costringere Napolitano a promulgare o emanare tutti questi atti. L'alternativa è quella di sollecitarne le dimissioni. A questo potrebbe pensare il Giornale della famiglia Berlusconi, con qualche campagna-crociata volta a delegittimare il Capo dello Stato.

Una volta entrati in vigore, gli atti normativi utili al Premier non sarebbero, però, ancora al sicuro. Nessuna legge o atto avente forza di legge è al sicuro finchè esiste una Corte costituzionale autonoma e indipendente. Pertanto, il secondo obiettivo sarà quello di revisionare le norme relative alla composizione di tale organo. Lo si potrebbe fare recuperando la vecchia idea leghista di "federalizzare" la Corte, introducendo nella sua composizione anche giudici eletti dalle Regioni. Il risultato sarebbe solo quello di aumentare il numero dei componenti di estrazione politica (e specificamente di maggioranza).

Per avere un peso decisivo nella nomina dei giudici costituzionali "regionali" sarà necessario, però, stravincere le elezioni amministrative che si svolgeranno all'inizio dell'anno prossimo (obiettivo che Berlusconi tenterà comunque di conseguire). In alternativa, si potrà optare per una soluzione molto più sbrigativa, presentando un disegno di legge di revisione costituzionale che accentui il peso del Governo e della sua maggioranza nella scelta dei componenti della Consulta.

Infine, non è difficile prevedere una sovraesposizione mediatica del Presidente del Consiglio, il quale - anche sottraendo tempo allo svolgimento delle sue funzioni istituzionali - frequenterà trasmissioni televisive di ogni ora del giorno e della notte per propinare al popolo-pubblico le sue difese processuali, ovviamente senza controparte e senza giudici.

Sarà forse l'ultima occasione di vedere di che pasta è fatta la nostra democrazia.

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