Elezioni Regionali Lombardia 2013: Roberto Maroni

Roberto Maroni vuole un referendum contro l'euro

Elezioni Regionali Lombardia - E' passato meno di un anno dalla primavera 2012 in cui Roberto Maroni sfilò la Lega Nord a Umberto Bossi e al suo cerchio magico caduto in disgrazia sotto i colpi delle indagini della magistratura. Il Senatùr si dimette dalla carica di Segretario Federale, Rosi Mauro, Renzo Bossi, Francesco Belsito vengono cacciati su due piedi e Maroni comincia la pulizia della Lega con la Notte delle Scope. La "traversata nel deserto" dura qualche mese, ma è chiaro fin da subito che il popolo leghista si fida di Bobo e che la nuova versione della Lega che abbandona rutti e canottiere per mettersi il doppiopetto può funzionare.

Il nuovo corso della Lega comincia subito con un obiettivo ambizioso: conquistare il Pirellone nelle regionali lombarde, realizzare il sogno del Carroccio di sedersi nella poltrona più importante della Lombardia e unirla a Veneto e Piemonte sotto la bandiera del Sole delle Alpi. All'inizio il nuovo leader della Lega sembra voler inseguire il suo obiettivo nel più radicale dei modi: "Non ci presentiamo alle elezioni nazionali", dice. Facendo capire che con Roma la Lega non vuole più avere niente a che fare e che si preoccuperanno solo del nord. "In Lombardia non appoggeremo nessuno, il candidato è Maroni", dicono poi. E questa promessa è stata mantenuta, ma per il resto la Lega Nord ha ceduto a Silvio Berlusconi pur di ottenere l'appoggio nella corsa lombarda.

"Mai più con Berlusconi" aveva detto Maroni, mentre il Pdl si affannava alla ricerca di un candidato al Pirellone che potesse sostituire Roberto Formigoni, nel frattempo caduto sotto i colpi degli scandali. Ma qualche tempo dopo, Maroni ha realizzato l'ovvio: senza l'appoggio del Pdl, nonostante tutto, non ha chance di vittoria. E da qui la decisione di rimangiarsi tutto, accettare l'appoggio in Lombardia del Pdl in cambio dell'alleanza Lega-Pdl a livello nazionale. Una scelta che la base ha mandato giù sapendo che era l'unica possibilità per conquistare la Regione.

Nel frattempo il centrosinistra ha già concluso le primarie, mentre Albertini si è accasato come terzo incomodo in quota Scelta Civica con Mario Monti. E nei primi sondaggi che escono si capisce già che la battaglia tra i due candidati sarà un testa a testa in cui l'ago della bilancia lo farà proprio l'ex sindaco di Milano. Per provare a smuovere le acque, Maroni lancia la proposta forte della sua candidatura: trattenere in Lombardia il 75% delle tasse. Un modo per recuperare terreno su quel federalismo fiscale che la Lega aveva provato a ottenere senza successo nella sua ultima legislatura al Governo.

Ma oltre al 75%, quali sono le proposte di Maroni? Ecco il programma in pillole:

- Azzeramento dell'Irap
- Fiscalità di vantaggio per contrastare la delocalizzazione
- 3% del pil da investire in ricerca e innovazione entro i prossimi cinque anni
- Fondo di sostegno per la creatività dei giovani di talento
- Promozione dell'apprendistato
- No tax area per le imprese under 35 per 3 anni
- Fiscalità a misura di famiglia introducendo il fattore di famiglia lombardo
- Task Force per un expo demafizzata

La proposta del 75% di tasse trattenuto in regione colpisce l'immaginario leghista, ma la sua fattibilità viene messa in dubbio da più fronti. A partire dal presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Barcella: “Un'idea irrealizzabile. La percentuale di tasse che deve rimanere sul territorio potrà essere determinata solo quando un modello federale avrà stabilito quali sono le competenze delle regioni”. Quindi la questione è da risolvere a livello nazionale e soprattutto è molto difficile che Roma rinunci a entrate fiscali in un periodo di crisi. Ma Maroni non si preoccupa più della "ortodossia" delle sue proposte elettorali e, anzi, gioca al rialzo, visto che la seconda che lancia è poco più di una boutade: la moneta del nord.

"E’ utile e può servire nelle crisi economiche a dare aiuto alle imprese e ci sono studi anche alla Bocconi per creare un circuito alternativo: ci stiamo ragionando e non escludo che anche noi decidiamo di farlo". Un vecchio pallino leghista, è vero, ma una proposta che sembra più che altro una sparata estemporanea. E se ne accorge anche il popolo della rete, che fa diventare la campagna elettorale di Maroni, "La Lombardia in testa", un meme su Facebook, dimostrando come la credibilità che circonda le proposte del candidato leghista sia scarsa. Guai a sopravvalutare la cosa però, visto che spesso si è confusa l'ostilità di internet con il gradimento (o meno) di tutto il corpo elettorale.

E allora i sondaggi che dicono? Siamo a metà gennaio e le varie rilevazioni che circolano mostrano una situazione complessivamente favorevole a Maroni: sempre di testa a testa si tratta, ma il trend sembra favorire leggermente il candidato della Lega Nord. Ma mentre il piano del Carroccio di tornare subalterni a Berlusconi pur di conquistare la Lombardia sembra essere in procinto di funzionare, dalle parti del Pd si inizia a parlare di "voto disgiunto". Gabriele Albertini non ha chance di vittoria e molti dei candidati di Monti - a partire da Ilaria Borletti, capolista alla Camera di Scelta Civica per la Lombardia per poi arrivare a Pietro Ichino e altri - si convincono che è il caso di votare il candidato di centrosinistra come presidente della Regione.

E' un brutto segno per Maroni: spostare solo pochi voti da Albertini ad Ambrosoli potrebbe fare davvero la differenza vista la situazione di sostanziale parità. E poco importa chi possa favorire il "suicidio" di Oscar Giannino, visto che per Maroni arrivano nuove brutte notizie: celebrità come Dario Fo e Adriano Celentano - che a livello nazionale appoggiano il Movimento 5 Stelle - hanno fatto sapere che alla regione voteranno Ambrosoli. La marea grillina arriverà in soccorso del candidato di centrosinistra? Dalle parti di Maroni - e considerando che la Lega ha anche cercato di corteggiare il Movimento 5 Stelle - sperano proprio di no.

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