Retrospettiva su Annozero. Lo stato trattò con la mafia, e Borsellino sapeva



In tempi di incertezza come quelli che stiamo vivendo la controinformazione è quanto mai necessaria, e per controinformazione intendiamo tutto ciò che va in onda senza padrini politici dichiarati o partiti di riferimento. Intendiamoci, con questo non intendiamo dire che ciò che sostengono Annozero, Report e compagni sia vero a prescindere, ma semplicemente che è bene ampliare gli spazi a disposizione di tutti gli spazi d'inchiesta controcorrente, proprio per mantenere alta l'attenzione e tenere vivo il dibattito.

È per questa precisa ragione che da ora in poi Annozero godrà di uno spazio fisso di commento e che la retrospettiva inaugurata venerdì scorso diverrà una vera e propria rubrica. Cominciamo dicendo che da questa settimana Annozero offre un servizio di replica in tempi rapidissimi, disponibile a questo indirizzo. Youtube da questo punto di vista non è più fruibile, vista la politica Rai di oscurare i suoi video per mantenerne un monopolio sul proprio sito istituzionale.

Veniamo dunque alla puntata di ieri. Dopo il battibecco iniziale sul Lodo Alfano tra Di Pietro e Ghedini, che noi vi avevamo anticipato nonostante il comunicato Rai non ne parlasse, si è entrati nel tema centrale della trasmissione: i rapporti tra stato e mafia subito dopo l'omicidio Falcone, con testimone di lusso il figlio dell'ex-sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo. Lo scontro sul Lodo Alfano, come si è poi visto nel prolungamento di Porta a Porta che ha visto Fassino scontrarsi con Lupi e Bricolo, verte interamente sulla questione della necessità di una legge costituzionale; necessità evocata dalla Consulta che tuttavia cozza contro il principio contrario espresso dalla stessa Corte nel 2004.

Successivamente si è passati all'argomento principe della puntata, ovvero il presunto accordo tra stato e mafia avvenuto in seguito all'escalation di attentati provocata da Cosa Nostra e culminata nell'uccisione di Falcone (via Palestro a Milano, Georgofili a Firenze, attentato a Costanzo eccetera). Il plico di richieste malavitose, denominato papello, sarebbe stato a conoscenza di Borsellino, del quale rimane tuttora misteriosa la scomparsa della famosa agenda rossa. Questo secondo una dichiarazione dell'allora Guardasigilli Claudio Martelli. A ciò si aggiunga l'incredibile mancata perquisizione della casa di Totò Riina subito dopo l'arresto; fatto che è stato ipotizzato come dovuto al terrore dei carabinieri di trovare prove che screditassero il nome dell'Arma. I mafiosi, secondo Brusca, ringraziarono e fecero in seguito sparire tutto quanto. Da notare che il Fatto quotidiano oggi esce con la notizia che Borsellino sapeva sbattuta in prima pagina.

Si è poi passati a Dell'Utri e alle lettere consegnategli da Provenzano, missive evidentemente dirette a Berlusconi, secondo la ricostruzione (Ghedini ovviamente non era d'accordo, ma in questa fase è apparso passivo, limitandosi a leggere le motivazioni dei magistrati sull'inattendibilità del dichiarante Massimo Ciancimino). Va detto che quest'ultimo può anche apparire un bravissimo attore, ma è sembrato davvero credibile nelle sue testimonianze rese alla trasmissione. I fatti risalgono comunque al 1992, anno in cui il Cavaliere ancora non era entrato in politica e gli eventuali abboccamenti con gente d'onore sarebbero avvenuti per motivi legati alle sue aziende.

Il papello conterrebbe infatti la richiesta di mettere a disposizione di Cosa Nostra una delle reti televisive Fininvest. E qui ha avuto buon gioco Ghedini a ricordare che non solo ciò non è mai avvenuto, ma i governi Berlusconi hanno sempre condotto una battaglia senza tregua contro la mafia, inasprendo notevolmente pene e regimi carcerari. Dimostrazione di ciò sarebbero anche gli importanti arresti avvenuti ieri.

Nel suo intervento Travaglio è comunque andato giù pesante sul presidente del Consiglio presentando ironicamente una serie di eventi come "coincidenze" e dando quasi esplicitamente del mafioso a Berlusconi, in questo ben spalleggiato da Di Pietro. Finale con Vauro e le sue vignette, evidentemente poco apprezzate da Ghedini (attaccato direttamente in una di esse) ma in buona parte davvero spassose.

A voi ogni commento.

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