Per il Presidente del Consiglio in Italia nessuno è imparziale

Berlusconi

Il Presidente del Consiglio è un fiume in piena. Oggi ha dichiarato, nel corso del TG5: "Una leale dialettica tra le istituzioni è possibile, ma in Italia nessuno è super partes". In Italia non esiste l'imparzialità. Nessun giudice - secondo il Capo del Governo - è al di sopra delle parti. Tutti esercitano le proprie funzioni in base alle rispettive appartenenze politiche o, comunque, assecondando esclusivamente i propri interessi. A questa regola non si sottrarrebbero nemmeno la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica.

Ma neanche i giudici comuni, gli organi di garanzia e di controllo, gli arbitri. I professori esaminerebbero gli studenti, nelle scuole e nelle università, in base a pregiudizi politici o a condizionamenti di altra natura. I vigili urbani prenderebbero le multe soltanto ai propri nemici e avversari politici. Gli arbitri di calcio farebbero vincere le squadre da cui siano stati congruamente pagati. E che dire dei commissari dei concorsi pubblici?

In questa visione non trova alcun posto la Costituzione. Si tratta solo di un pezzo di carta senza alcun valore, che può essere liberamente stravolto con qualche sofisma, ovviamente piegato agli interessi di parte che si vogliano far valere nell'occasione ("La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione" ha sostenuto, qualche giorno fa, l'avv. Ghedini dinanzi alla Corte costituzionale). Ebbene, prendiamo pure per buona questa affermazione (a mio modesto avviso, la più grave esternazione di un Presidente del Consiglio dei ministri nella storia della nostra Repubblica).

Per Berlusconi il problema non è tanto quello di assicurare l'esistenza di organi imparziali, dal momento che l'imparzialità stessa è qualcosa che non esiste e che non può esistere in natura. Il problema è un altro: tutti possono e devono essere di parte, ma chi comanda deve essere eletto dal popolo. Un ragionamento molto chiaro, che però presenta almeno due grosse falle.

La prima. Se nessuno può essere super partes e l'imparzialità è una chimera, se ciò che conta è soltanto chi vince le elezioni, chi ci garantisce che le elezioni stesse si svolgano in modo regolare? Il controllore, a sua volta, non potendo essere un organo imparziale, per poter esercitare legittimamente la sua funzione di controllo sul modo in cui si siano svolte le consultazioni elettorali dovrà essere stato previamente eletto. Dovrà essere legittimato dal popolo. E sull'elezione del controllore chi vigilerà a sua volta? Un giudice privo di legittimazione popolare? Non credo ci sia soluzione a questo problema.

La seconda. Se tutti sono di parte, se non ci sono valori comuni perchè la Costituzione non contiene principi che possano essere condivisi da destra e da sinistra, da bianchi e neri, da credenti e laici, che senso ha che le decisioni riguardanti tutto il popolo vengano prese soltanto dalla sua maggioranza? Che valore ha, in un simile contesto, il principio di maggioranza? Declinato in tal senso, si rivela soltanto una traduzione eufemistica di una legge antica e mai abbandonata: quella del più forte. In tale contesto, in definitiva, le stesse elezioni perdono ogni significato e si trasformano in un'inutile farsa.

Ecco, il ragionamento del Presidente Berlusconi esprime, nella sostanza, il principio per cui, in fin dei conti, chi è più forte comanda. Difficile però sostenere a lungo tale idea con i soli strumenti della propaganda. Non bastano le televisioni per imporre la legge del più forte.

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