Bocciatura Lodo Alfano: gli italiani con la Corte Costituzionale e contro Berlusconi nei sondaggi


Dopo che il Lodo Alfano è stato annullato per incostituzionalità dalla Consulta, Berlusconi e la sua maggioranza di governo hanno fatto un gran parlare di volontà popolare tradita e ostacolata da istituzioni non elettive, e pertanto illegittime.

Ma come la pensano davvero gli italiani sulla questione? Un'occhiata ai risultati di un sondaggio di SWG riserva più di una sorpresa (date un occhio all'infografica in gallery): il 78% della popolazione si dice infatti d'accordo con la Corte.

E se questa percentuale tocca un bulgaro 99% tra coloro che si collocano a centrosinistra, una maggioranza assoluta di favorevoli all'abrogazione del Lodo Alfano è presente persino nel bacino elettorale del governo: per il 56% schierato dalla parte della Consulta.

Sondaggio SWG: Lodo Alfano, gli italiani dalla parte della Corte Costituzionale
Sondaggio SWG: Lodo Alfano, gli italiani dalla parte della Corte CostituzionaleSondaggio SWG: Lodo Alfano, gli italiani dalla parte della Corte Costituzionale

Ancora più interessante la seconda domanda posta al campione dai ricercatori di SWG: "La decisione della corte avrà come conseguenza la riapertura dei processi a carico di Berlusconi. Secondo lei questo avrà sul paese effetti negativi o positivi?". Per il 59% degli italiani si tratta infatti di una buona notizia.

Andando a vedere l'articolazione dei risultati per collocazione politica, scopriamo che una forte maggioranza di contenti è presente in quasi tutti i raggruppamenti: tra coloro che si considerano di centro-sinistra, ovviamente (83%), ma anche tra centristi (69%) e non collocati (61%).

Prevedibilmente, le proporzioni si rovesciano tra gli italiani di centro-destra: ma anche qui si può constatare un non trascurabile 35% che prevede "effetti positivi". Si può considerare questa come la quota indicativa degli elettori "finiani"? Probabilmente sì: se calcoliamo infatti il 35% del 37% ottenuto dal PdL alle elezioni del 2008, otteniamo un 13% molto vicino a quel 12,3% ottenuto da AN alle ultime elezioni legislative a cui ha partecipato, quelle del 2006.

Questi dati ci aiutano a capire meglio alcuni eventi politici di questi giorni: non dimettersi, non chiedere elezioni anticipate e non organizzare una manifestazione di piazza, smentendo così tutte le minacce della vigilia, sono tutte decisioni che possono essere meglio comprese alla luce dei dati che abbiamo visto.

Se, infatti, perfino il 56% dei tuoi elettori ritiene giusta la decisione della corte, può essere rischioso aprire una crisi politica su questo: il ritorno alle elezioni rischierebbe di non essere capito dall'elettorato, il che potrebbe risultare in una cattiva performance del PdL nelle urne. E anche una manifestazione di piazza potrebbe essere rischiosa: l'affluenza potrebbe essere deludente.

Se quindi Berlusconi rifiuta un nuovo "ricorso al popolo", ciò non è dovuto solo alla sfiducia che nutre verso i suoi parlamentari ed alleati (ammessa ieri implicitamente quando ha dichiarato che «se oggi chiedessi le elezioni, invece delle urne avrei in cambio un Dini-bis») ma anche alla mancanza di sintonia tra i suoi desideri e valutazioni e quelli del "popolo". Quello italiano in generale, ma anche quello "della libertà".

Tuttavia, il contrasto tra i proclami del premier sulla volontà popolare e i risultati dei sondaggi (che di quest'ultima sono il termometro), può stimolare delle riflessioni interessanti sul rapporto più profondo tra sovranità popolare, democrazia e populismo. Ne parleremo presto, in un altro post su queste pagine.

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