La Gelmini commissariata: i motivi della decisione

Gelmini

Forse in un altro Paese una simile vicenda avrebbe portato alle dimissioni del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e avrebbe anche potuto mettere a dura prova la tenuta del Governo. Ma, come si sa, il nostro non è "un altro Paese". E, quindi, alla notizia non è stata data tanta importanza. Almeno finora, dato che la situazione potrebbe drammaticamente peggiorare nei prossimi giorni, gettando nel caos il mondo della scuola.

In breve, il Tar Lazio ha minacciato di "commissariare" il Ministero della Gelmini. Il motivo è semplice: da diversi mesi, il Ministero stesso si rifiuta di dare esecuzione ai provvedimenti cautelari del giudice amministrativo. Una nota ministeriale dello scorso 7 luglio, inviata a tutti gli Uffici scolastici regionali, invitava questi ultimi a non applicare le decisioni del Tar, poiché il Ministero aveva intenzione di fare opposizione in sede giudizaria (sic!). E alla nota ne è seguita un'altra dello stesso tenore.

Pensate a cosa succederebbe se lo facesse un privato, condannato da un giudice, in via cautelare, a corrispondere un bene o una somma di denaro alla controparte. Pensate se il soccombente si rifiutasse di ottemperare dicendo: "Ma io ho ragione e lo dimostrerò facendo opposizione in giudizio. Quindi non pago!". Chi sa qualcosa di diritto conosce la funzione e l'importanza dei provvedimenti cautelari, soprattutto nell'ambito del diritto amministrativo. Ecco, da mesi il Ministero dell'Istruzione si rifiuta di ottemperare alle pronunce cautelari del Tar. Ma, per la verità, fa anche di peggio.

Analoghi indirizzi sono stati espressi da alti funzionari ministeriali anche riguardo a decisioni di merito del Tar. In quei casi ovviamente il Ministero ha asserito di attendere la decisione definitiva del Consiglio di Stato. Sperando in una pronuncia che gli desse ragione. Ovviamente tali comportamenti sono illegali e integrano anche una fattispecie penale (l'articolo 650 del codice penale, rubricato "Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità", prevede, infatti, che "Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire quattrocentomila").

Le migliaia di ricorrenti che, in questi mesi, si sono visti negare l'applicazione dei provvedimenti cautelari anzidetti hanno continuato a confidare nella giustizia amministrativa e, guidati dall'ANIEF, un'associazione nata per tutelare i diritti degli insegnanti precari, hanno avviato i giudizi di ottemperanza, che servono proprio ad ottenere l'esecuzione forzata di quei provvedimenti che l'amministrazione si rifiuta di eseguire o ai quali abbia dato solo un'esecuzione parziale e incompleta.

Ma perchè gli insegnanti ricorrevano? La maggior parte dei ricorsi riguardava il cosiddetto inserimento dei supplenti "in coda" alle graduatorie. Il decreto ministeriale per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari, emanato lo scorso aprile, prevedeva, infatti, la possibilità di inserimento dei supplenti, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Una limitazione che, nelle intenzioni della Lega e di alcuni sindacati, intendeva salvaguardare i precari delle regioni settentrionali spesso superati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, e che, tuttavia, non teneva conto di quel principio di eguaglianza che proprio non va giù al Governo Berlusconi.

In breve, l'inserimento in coda di docenti dotati di titoli di specializzazione e anni di servizio per i quali avrebbero meritato i primi posti delle graduatorie costituiva una palese lesione dell'articolo 3 della Costituzione: perchè una laurea o una specializzazione dovrebbero valere X a Catania e X-1 a Brescia, a Varese o a Milano? Forse perchè, in base al "Ghedini pensiero", la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione?

L'inottemperanza del Ministero ha portato all'odierno provvedimento del Tar Lazio, che dispone che se entro 30 giorni non verrà data esecuzione alle ordinanze cautelari arriverà un commissario ad acta che adotterà tutti i provvedimenti necessari al caso. Il Tar ha anche condannato il Ministro al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati. La Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento che "sanerà" l'intera questione. Ma qui sta il problema.

Negli scorsi mesi, non tutti gli Uffici scolastici regionali hanno seguito le dissennate indicazioni del Ministero. Molti hanno dato esecuzione ad altre ordinanze sospensive del Tar Lazio relative ad alcune illegittimità nel calcolo dei punteggi per coloro che avevano frequentato le Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (le cosiddette S.S.I.S.). Cosa farà ora il Governo? Adotterà un provvedimento che dispone che tutto resti com'è? Oltre ad essere illegittimo, si tratterebbe di un atto tardivo. Il commissario ad acta è alle porte e altri giudizi di ottemperanza (parliamo di migliaia di ricorrenti...) stanno per essere decisi. Approveranno un decreto-legge che vieta ai commissari ad acta l'ingresso nei locali del Ministero dell'Istruzione?

Il rischio è serio: rifare, ad anno scolastico abbondantemente iniziato, tutte le immissioni in ruolo e le nomine di supplenti effettuate a settembre. Dinanzi ad un simile scenario, mi vengono due dubbi.

Il primo. La Gelmini è - stando a quanto si legge nella biografia pubblicata sul sito del Ministero - un avvocato specializzato in diritto amministrativo. Come può aver potuto disporre o anche solo consentire che si ignorassero provvedimenti cautelari e decisioni del Tar Lazio e del Consiglio di Stato dotate d'immediata esecutività? Come può aver dato il benestare a quelle note che invitavano apertamente a disattendere provvedimenti giudiziari? Oltre ad essere iniziative illegali, penalmente sanzionabili, era facilmente prevedibile l'esito catastrofico al quale esse avrebbero condotto.

Il secondo. Da tempo il Ministero dell'Istruzione promuove e pubblicizza l'insegnamento nelle scuole della materia "Cittadinanza e Costituzione". Ebbene, alla Costituzione di quale Stato fa riferimento, visto che quella italiana, nei fatti, viene presa così poco sul serio?

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