Silenzio elettorale | Elezioni 2014

Silenzio elettorale

24 maggio 2014 – Il silenzio elettorale, che pure esiste in Italia ma non in molti altri paesi – ha, perlomeno nel mio immaginario, un qualcosa di solenne e di austero, ieratico e rispettabile. Silenzio. La campagna elettorale è finita, ora un giorno di riflessione in cui si tace, in cui nessuno può, per legge, arringare le folle, gridare slogan, tenere comizi, parlare di dati, numeri, sondaggi. Il silenzio elettorale ha senso di esistere in un paese dove (almeno fino a qualche anno fa) l'affluenza era sinonimo di partecipazione ad un evento collettivo pregno di significato. Poi, questo significato, è stato svuotato. E se non siamo alla stregua di alcuni paesi del nord Europa (vedere le affluenze storiche alle europee per credere) Ora, diciamocelo: non è che queste amministrative siano state oggetto di grande attenzione da parte dei media.

Eccezion fatta, naturalmente, per le apparizioni televisive di Beppe Grillo, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, per la bagarre mediatica, per tutto ciò che, della politica, è recepibile come spettacolo.

Chi pensò al silenzio elettorale non aveva certo pensato al circo televisivo, di streaming, di piazza, che ci ritroviamo oggi. Aveva pensato a qualcosa di più serio. Qualcosa che raccontasse agli elettori, per esempio, i programmi dei partiti, le loro idee – nel merito, non uno contro l'altro –, il loro modello politico, economico, sociale, la loro visione del mondo.

Invece ci si ritrova a non sapere nemmeno – salvo i più informati, beninteso – a quale schieramento politico europeo afferiscano i singoli partiti italiani.

E non è un caso, dunque, che io abbia scelto Angela Merkel a dir "silenzio". Perché l'Europa, questa sconosciuta e disertata, anche in questi due giorni sarà un po' più lontana, con buona pace di editorialisti della prima e dell'ultim'ora che invitano al voto (e a non votare contro l'euro, facendo, di fatto, propaganda elettorale anche oggi).

Silenzio elettorale: Elezioni 2013

Dalla mezzanotte di oggi, 23 febbraio 2013, anche per le elezioni politiche 2013 scatta il silenzio elettorale. La legge che lo disciplina (fonte anche di equivoci, come al solito, in Italia), è la legge 212 del 4 aprile 1956 (Norme per la disciplina della propaganda elettorale - scaricala dal sito ufficiale del Ministero dell'Interno), con il suo Articolo 9 (lo leggete nella forma più recente, come è stato sostituito dall'art.8 della legge 24 aprile 1975, n. 130 – Modifiche alla disciplina della propaganda elettorale ed alle norme per la presentazione delle candidature e delle liste dei candidati noché dei contrassegni nelle elezioni politiche, regionali, provinciali e comunali).

1. Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda.

2. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall'ingresso delle sezioni elettorali.

3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche previste all'art. 1 della presente legge [ovvero, negli appositi spazi per la propaganda elettorale, ndr].

4. Chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1.032

Inoltre, è stato introdotto l'art. 9-bis (Divieto di propaganda elettorale) del decreto-legge 6 dicembre 1984, n. 807 (Disposizioni urgenti in materia di trasmissioni radio-televisive), convertito dalla legge 4 febbraio 1985, n.10, e successive modificazioni, stabilisce che «Nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale».

Nella formulazione originaria della legge, la violazione del silenzio elettorale comportava anche l'arresto.

Insomma: il silenzio elettorale non impone di non parlare di politica per tre giorni in pubblico (come dice addirittura Wikipedia), ma mette la parola fine alla propaganda.

Quella, violentissima, che ha invaso le televisioni per oltre un mese e mezzo, e che ora, finalmente, lascia un po' di riposo ai cittadini tutti.

Non ci sono aggiunte, per quanto riguarda la legge, che parlino del web. Ci si aspetta, tuttavia, che i responsabili dei siti ufficiali e dei profili social dei vari candidati considerino anche questi media alla stregua di tutti gli altri.

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