E' iniziata la guerra: Berlusconi annuncia la separazione delle carriere, la riforma sulle intercettazioni e attacca la Corte costituzionale

Berlusconi

Tutto era scritto. Caduto il "lodo Alfano", il Presidente del Consiglio dichiara guerra agli organi di controllo e di garanzia. Qualche giorno fa il Ministro della Giustizia aveva già preannunciato una prima riforma punitiva: quella intesa ad introdurre il sorteggio nelle elezioni dei componenti "togati" del Consiglio Superiore della Magistratura, affidando ad una sorta di "ruota della fortuna" il riconoscimento del loro diritto all'elettorato passivo.

Oggi, alla festa del Pdl di Benevento, Berlusconi ha illustrato ai suoi il piano di battaglia che intende seguire nei prossimi giorni, un piano che prevede, tra l'altro, l'introduzione della separazione delle carriere di giudici e P.M., la riforma della normativa sulle intercettazioni e la (probabile) revisione delle disposizioni sulla composizione della Corte costituzionale. Quest'ultima iniziativa non è stata preannunciata apertamente, ma si intuisce dal violento attacco del Capo del Governo, il quale ha affermato che, sul "lodo Alfano", la Consulta si sarebbe comportata in modo sleale nei confronti del Parlamento e ha aggiunto che occorre evitare che il popolo non conti niente e che il Parlamento non possa legiferare a causa di una Corte che non è un organo di garanzia ma un organo politico.

Per amor di verità: a) la Corte costituzionale non si è comportata affatto in modo sleale nei confronti del Parlamento; semmai è stato quest'ultimo a tenere un comportamento censurabile riproducendo nella sostanza una legge che la Consulta aveva già dichiarato incostituzionale nel 2004; b) la Corte non aveva lasciato intedere in alcun modo, nella sentenza sul "lodo Schifani", che con qualche correzione si potesse reintrodurre la stessa misura; essa, piuttosto, aveva annullato in modo secco l'atto normativo del Parlamento in quanto affetto da diversi vizi (insanabili) di incostituzionalità. Quella misura è incompatibile, per un numero impressionante di motivi, con la nostra Carta repubblicana.

Davvero sconcertanti, infine, le altre dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio al suo pubblico di Benevento sul ruolo istituzionale da egli occupato e sugli attacchi provenienti dalla stampa estera: "Non si può insultare un premier eletto dal popolo", ha tuonato Berlusconi, aggiungendo poi che, quando critica il suo operato, la stampa estera (cito testualmente) "sputtana il paese".

La guerra è cominciata. Adesso vedremo di che pasta è fatto il Presidente della Repubblica, il solo che può ancora esercitare un controllo preventivo su questa pletora di riforme che si preannunciano.

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