La Gelmini commissariata ignora il commissariamento: un nuovo "caso Englaro"?

Gelmini

Dopo la minaccia di commissariamento del Ministero dell'Istruzione da parte del Tar Lazio, com'era ovvio, la situazione sta drammaticamente precipitando. Anche perché, piuttosto che dare seguito - come sarebbe necessario fare - ai provvedimenti cautelari del giudice amministrativo relativi alle graduatorie degli insegnanti precari (provvedimenti che l'avv. Gelmini, esperta in diritto amministrativo, da mesi si ostina ad ignorare...), si sta pensando di aggirare le pronunce giudiziarie con un altro (l'ennesimo) colpo di mano, introducendo nella legge di conversione del decreto-legge "salva precari" qualche norma che eluda le decisioni del Tar e del Consiglio di Stato.

Si tratta di un metodo per nulla originale. Ricordate cosa cantava Fabrizio De André? "Una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge". Quando un giudice emette una sentenza sgradita al Governo si può facilmente mutare la legge sulla base della quale la sentenza è stata emessa. Come? Semplice, con una legge (o un decreto-legge) che, introducendo una (finta) norma d'interpretazione autentica, faccia dire alla legge anteriore, sulla base della quale la sentenza è stata emessa, ciò che più conviene all'amministrazione soccombente in giudizio (in questo caso il Ministero dell'Istruzione). E ciò al fine di ottenere ragione nella successiva fase processuale. Probabilmente proprio questa è la soluzione alla quale sta pensando la Gelmini (o chi per lei). Nel frattempo, un emendamento alla legge di conversione del decreto "salva precari", che sarà discusso domani, nella XI Commissione della Camera, impedisce semplicemente nell’anno scolastico 2009-2010 l'ottemperanza delle ordinanze cautelari per le quali il Ministro rischia il commissariamento. Si tenta così di prendere tempo.

D'altro canto, fu proprio per evitare interventi invasivi come questi che venne approvata la Costituzione. Un documento normativo che riconosce e pone al di sopra di tutti, anche del legislatore, alcuni principi fondamentali (tra cui, soprattutto, l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e le libertà inviolabili dell'uomo), principi che non possono essere calpestati da nessuno, in alcun modo. Nemmeno con una legge. Ma vediamo, in breve, cosa sta per succedere e qual è lo scenario catastrofico che si profila all'orizzonte.

La Gelmini, forse ispirata dalla CGIL (che, in un comunicato dagli accenti indignati, ha rimproverato al Ministro di non essere intervenuta per tempo sollecitando l'adozione, da parte del Governo, di un apposito decreto-legge che risolvesse il problema...) e, soprattutto, dalla Lega, ha fatto sapere che sanerà la situazione con un emendamento alla legge di conversione del decreto-legge "salva precari". Ma di quale situazione sta parlando?

Tutto inizia con il decreto ministeriale sulle graduatorie dei supplenti, adottato lo scorso aprile, nel quale si stabiliva che i docenti precari si sarebbero potuti inserire nelle graduatorie di quattro province diverse: una, per così dire, "principale", nella quale sarebbero stati valutati, ai fini del computo del punteggio, tutti i titoli di cui ciascun insegnante disponeva, e altre tre "secondarie", nelle quali il docente sarebbe stato collocato "in coda", alla fine della graduatoria stessa, indipendentemente dai suoi titoli.

Non avrebbero avuto importanza il numero di lauree, di specializzazioni o gli anni di servizio che il precario avesse esibito nel suo curriculum. Nelle graduatorie "secondarie" egli sarebbe stato comunque inserito "in coda". Alla faccia della meritocrazia! E del principio di eguaglianza! Quest'ultimo, infatti, imporrebbe che, su tutto il territorio della Repubblica italiana (Padania compresa), un titolo di studio sia sempre valutato allo stesso modo.

Il decreto ministeriale conteneva anche altre misure illegittime (peraltro già dichiarate tali da precedenti decisioni dei giudici amministrativi, anch'esse ignorate dal Ministero...), in riferimento alla determinazione del punteggio dei supplenti. Sicché il Tar Lazio, all'inizio della scorsa estate, ha adottato tutta una serie di pronunce cautelari che imponevano al Ministero (e agli uffici da questo dipendenti) di correggere le graduatorie in modo da renderle conformi a quanto previsto dalla legge e, soprattutto, dalla Costituzione. Tali pronunce, come si sa, sono rimaste lettera morta.

E' di qualche giorno fa, dunque, la decisione del Tar Lazio di commissariare il Ministero se non si darà seguito alle ordinanze cautelari. In fondo, siamo (ancora) in uno Stato di diritto e le pronunce dei giudici devono essere rispettate da tutti. Anche dal Governo. E ora?

Invece di dare seguito alle ordinanze cautelari, il Ministro pensa di aggirare queste ultime sollecitando emendamenti incostituzionali alla legge di conversione del decreto sui precari. Non occorre essere esperti di diritto amministrativo per capire che quella imboccata dal Ministro è una strada senza uscita. Una via che porta diritto verso un burrone.

Un simile intervento, infatti, mirerebbe solo ed esclusivamente ad impedire, di fatto, l'applicazione di decisioni giudiziarie, con l'evidente lesione di tutta una serie di norme costituzionali (penso, innanzitutto, agli articoli 24, 103, 111 e 113 della Carta). Ricordate il "caso Englaro"? Allora il Presidente Napolitano si oppose ad un atto che aveva il preciso scopo d'impedire l'applicazione di una sentenza della Cassazione. Ecco, il "caso Gelmini" potrebbe moltiplicare per diverse migliaia di ricorrenti l'abuso che il Governo Berlusconi tentò in quell'occasione. Ci aspettiamo che il Presidente della Repubblica, dinanzi al quale pendono diverse migliaia di ricorsi straordinari di supplenti penalizzati dal decreto ministeriale relativo alle graduatorie, si opponga anche a questa assurda iniziativa.

Se non lo facesse, è facilmente prevedibile che, nell'ambito dei giudizi amministrativi ancora in corso, migliaia di ricorrenti impugnerebbero dinanzi alla Corte costituzionale le norme proditoriamente inserite nella legge "salva precari", volte ad impedire l'applicazione delle decisioni del Tar. E se la Consulta annullasse tale atto, allora sarebbe davvero il caos. Una situazione del tutto ingestibile. Per non parlare dei danni erariali che scaturirebbero dall'ostruzionistico atteggiamento dell'avv. Gelmini...

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