Napolitano uomo delle istituzioni: «Da anni non sono più uomo di parte»

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sconfessa apertamente le ridicolaggini con cui Silvio Berlusconi l'aveva accusato "di essere un uomo di parte". Forse alludeva a una militanza interista del Presidente? No, alludeva ai soliti fantasmi che lo ossessionano e che ricicla incessantemente ad usum propaganda, ovvero "gli anti-italiani" e "i comunisti".

Sono come sempre facezie, scempiaggini, quelle di Berlusconi, che se le dicesse uno al bar, uno che non controlla il sistema dell'informazione in Italia, uno che non è Presidente del Consiglio, verrebbero rapidamente dimenticate con un sorriso, e con una sambuca da offrire al fortunato declamatore di affermazioni che hanno lo stesso spessore, uhm, di un foglio di carta velina.

Eppure anche Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, deve perdere tempo a replicare:

«Già tredici anni fa, quando diventai ministro dell'Interno, ero determinato a svolgere l'incarico come uomo ormai delle istituzioni e non di una parte politica. Ebbi ben presto chiaro che occorreva impegnarsi a ridisegnare le funzioni del ruolo del prefetto proprio a sostegno della trasformazione dello Stato ormai avviata. (...) Auspico si determini un clima costruttivo di dibattito e di ricerca sui temi della politica e dell'amministrazione degli affari interni»

Ecco vedete, quando Berlusconi dice di essere uno "statista", bisognerebbe mettere a confronto i suoi discorsi triviali, da osteria - come l'ultimo, quello dei giornali che "sputtanano", parole sue, solo perché riportano fatti a lui sgraditi - contro quelli di Napolitano. Ecco, lì leggete le parole di uno statista. Berlusconi, non lo chiamerei proprio statista. Voi come lo chiamereste?

Foto | Flickr

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