Rassegna stampa estera: Berlusconi in lungo e in largo


Nella settimana in cui il premier se l'è presa con i media stranieri per il fatto che "sputtanerebbero" l'Italia, i resoconti approfonditi sul nostro paese non hanno certo smesso di fiorire sulle pagine della stampa estera.

Vi proponiamooggi in particolare tre corposi estratti da altrettanti articoli di quotidiani anglosassoni. Il britannico Guardian si è concentrato sul progetto del governo di una task force per promuovere l'immagine dell'Italia all'estero, evocando paralleli poco lusinghieri:

Settantadue anni dopo la fondazione del MinCulPop, l’Italia ha annunciato la creazione della sua versione per il XXI secolo. Presentato come un ente speciale per migliorare l’immagine dell’Italia, il nuovo dipartimento del governo sarà responsabile della diffusione di buone notizie sul paese. E’ necessario per ragioni commerciali, afferma il governo. L’Italia deve contrastare le cronache inesorabilmente negative dei media stranieri su Silvio Berlusconi e la sua azione politica, perché danneggiano gli affari italiani

Il turismo sta soffrendo dei continui attacchi della stampa e c’è bisogno di un’azione rapida per impedire che gli stranieri disertino l’Italia come meta delle loro vacanze. Trattandosi di una questione turistica, è stato il Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ad essere incaricato di lanciare la nuova task force, che sarà composta da un gruppo di giovani giornalisti e di esperti di comunicazione, e avrà due compiti: monitorare la stampa straniera di tutto il mondo “dal Giappone al Perù” e “bombardare le redazioni con notizie vere e positive”. Questa è la forma della nuova unità anti-denigrazione – che potrebbe maliziosamente essere definita come il settore propaganda – che comincerà le sue operazioni il mese prossimo

Il settimanale statunitense Newsweek dedica al Cavaliere la copertina, e un articolo dall'inequivocabile titolo "Silvio, it's time to go". Dopo aver riconosciuto la perdurante forza del Presidente del Consiglio, l'autore Christopher Dickey afferma infatti:

Il fatto che sia in grado di rimanere in carica, non equivale a dire che dovrebbe farlo (..). E’ giunta l’ora per l’Italia di porre dei limiti. Non è né cospiratorio né condiscendente dire: Silvio, è ora di andarsene. E’ semplicemente buon senso. C’è un proverbio negli Stati Uniti che dice “Gli amici non lasciano che gli amici guidino ubriachi”. Berlusconi non è mai stato un ubriacone, ma è evidente ogni giorno di più che è ebbro di potere e di se stesso – e che se resta al volante dell’Italia, con ogni probabilità finirà non solo per far naufragare l’Italia, ma anche per danneggiare l’Europa e forse anche l’alleanza nord-atlantica. (..) L’Italia deve affrontare molti problemi pressanti. Tuttavia, invece di concentrarsi su quello che gli sta di fronte, Berlusconi, tormentato dagli scandali, ha ora i suoi occhi ben fissati sullo specchietto retrovisore. (..) Il più grande crimine di Berlusconi non è perseguibile penalmente. E’ non aver mantenuto le sue prime promesse. Invece, come uno degli ultimi imperatori romani, ha cercato di compiacere le debolezze della società, ha tollerato stravaganze, e ha incoraggiato l’irresponsabilità a quasi ogni livello. Se fosse il padre della patria, sarebbe un padre che nutre i suoi figli di solo zucchero. A nessuno piace pagare le tasse. Ma è raro che un politico affermi, come ha fatto lui nel 2006, “dobbiamo lottare contro l’evasione fiscale, ma anche difendere i diritti degli evasori, o delle aziende che hanno fatto degli sbagli”. Benché Berlusconi affermi che la sua popolarità discende dal modo in cui riflette quello che gli italiani vogliono, egli stesso ha fatto tutto quello che ha potuto per rendere gli italiani un riflesso di sé. (..) Quello che manca in tutto questo spettacolo è la volontà politica di fare qualcosa di diverso dal sopravvivere. E l’Italia semplicemente non si può permettere un tale ottuso egocentrismo. Ha già la popolazione più anziana d’Europa (..). Gli immigrati che riforniscono la forza lavoro sono sfruttati e oltraggiati. Il costo delle pensioni si sta mangiando i conti pubblici. L’infrastruttura commerciale del paese sta anch’essa invecchiando male, paralizzando le possibilità di crescita economica. Fino agli inizi degli anni ’90, l’Italia era uno dei paesi con le migliori performance economiche; da allora in poi, è stata una delle peggiori, e l’FMI si aspetta che il PIL italiano diminuisca del 5,1% quest’anno, molto di più della media europea. (..) I fallimenti politici di Berlusconi sono ovunque. Il suo tentativo di migliorare la scuola è risultato in poco più di un taglio dei fondi. Non ha fatto praticamente niente per riformare il welfare. E nonostante la sua retorica sulle tasse (..) il governo prevede che cresceranno quest’anno. (..) I giudici siciliani hanno tentato talmente tante volte di trovare un legame tra Berlusconi e la mafia che, benché le accuse non abbiano mai funzionato, questo mina i risultati da lui ottenuti (nella lotta alla mafia, ndt). Sulla scena internazionale, il comportamento personale di Berlusconi e la sua scandalosa reputazione mettono a disagio gli altri leader mondiali. Non deve sorprendere perciò che l’Italia venga spesso messa da parte. (..) Berlusconi non aiuta le cose arrogandosi il merito di iniziative in cui il suo ruolo è marginale (..). La tragedia è che l’Italia – una nazione di intellettuali brillanti, artisti, funzionari pubblici di talento e imprenditori creativi – potrebbe fare molto meglio di così. Ma dopo anni di denunce, investigazioni, lotte intestine alle sinistra, sparate razziste della destra, (..) c’è una grande scarsità di veri salvatori per l’Italia. La colpa finale ricade sugli italiani

Sempre negli States, l'autorevole quotidiano Washington Post ha dedicato un lungo articolo a cercare di spiegare le ragioni del successo di Berlusconi, partendo da una ricostruzione della sua discesa in campo, all'epoca di Tangentopoli:

Berlusconi riempì un vuoto, promettendo di discutere questioni che nessuno aveva osato toccare – in particolare l’immigrazione di massa dal Nord-Africa – e di affrontare problemi che nessun altro avrebbe potuto risolvere, compreso un fisco arzigogolato e la tristemente famosa burocrazia. Ma in retrospettiva è chiaro che Berlusconi (il cui curriculum per quanto riguarda le riforme portate a termine è piuttosto magro) ha portato anche la controrivoluzione: aveva fatto carriera sotto il vecchio sistema - come molti altri – e, una volta al potere, ha messo fine alla purga giudiziaria. Gli italiani, come mi ha raccontato il giornalista Beppe Severgnini, “erano spaventati dalla loro stessa audacia”. Erano anche spaventati dal caos, e in un paese che aveva avuto, in media, un governo diverso ogni anno nelle sei decadi precedenti, Berlusconi, una figura familiare già da molti anni, era finito per rappresentare una sorta di stabilità. (..)Certo, Berlusconi ha anche almeno uno strumento che nessuno degli altri ha: la televisione popolare. Controlla tre canali in chiaro e vari canali digitali, perché li possiede. Ha anche di fatto il controllo della televisione pubblica perché è il primo ministro. Ci sono giornali, riviste e talk show in tarda serata che lo criticano, ma non raggiungono la stessa quantità di persone: molto simile in questo al suo amico Putin, Berlusconi non cerca di esercitare la propria influenza su tutti i media, gli basta farlo su quelli che raggiungono la maggior parte degli elettori. Questo può anche non determinare di per sé l’esito delle elezioni, ma di sicuro aiuta. E’ anche il motivo per cui l’Italia è il centro del più grande movimento per la libertà di stampa fuori dall’Unione Sovietica

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