Approvato l'emendamento "ammazza-sentenza" per salvare la Gelmini dal commissariamento

Gelmini

Il Ministro dell'Istruzione, l'avv. Mariastella Gelmini, può finalmente tirare un sospiro di sollievo, almeno per qualche mese. Poi si vedrà. Del resto, le sue iniziative sono in sintonia con tutte le altre di questa maggioranza di governo, che raramente guarda al lungo o al medio periodo, ma predilige, piuttosto, interventi che si proiettano nell'immediato futuro o che addirittura mirano a spiegare effetti per il passato, disciplinando situazioni concrete e specifiche.

Adesso che, nella XI Commissione lavoro della Camera, è stato approvato un emendamento alla legge di conversione del decreto-legge "salva precari", che di fatto impedisce il commissariamento del Ministero dell'Istruzione, vietando al commissario nominato dal Tar Lazio di fare ciò che il giudice amministrativo gli aveva ordinato di fare, la Gelmini può dedicarsi anima e corpo a missioni di ben maggiore importanza. Come quella di confessionalizzare la scuola pubblica italiana, equiparando in tutto e per tutto (anche ai fini delle valutazioni di profitto) l'insegnamento della religione alle altre discipline. Ciò ovviamente in ossequio alla Costituzione. No, non quella vigente, ma quella che la maggioranza sta evidentemente scrivendo, che, con tutta probabilità, riconoscerà al cattolicesimo (come già faceva lo Statuto Albertino) il ruolo di religione di Stato.

Tornando all'emendamento di cui sopra, la disposizione approvata questa mattina (su cui dovrà poi pronunciarsi la Camera, nel probabile voto plebiscitario di fiducia che, come sempre, verrà chiesto sulla legge...) introduce diverse prescrizioni, tra cui una di interpretazione autentica, la quale così recita: "L'articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si interpreta nel senso che nelle operazioni di integrazione ed aggiornamento delle graduatorie permanenti di cui all'articolo 1 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, nella legge 4 giugno 2004, n. 143, è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre che la permanenza nella provincia prescelta in occasione dell'aggiornamento delle suddette graduatorie per il biennio 2007-2008 e 2008-2009, di essere inseriti anche nelle graduatorie di altre provincie dopo l'ultima posizione di III fascia nelle graduatorie medesime". Già ad una prima lettura, è possibile rinvenire un buon numero di vizi d'illegittimità costituzionale di tale norma. Vediamone alcuni.

Innanzitutto, non si tratta di una vera norma d'interpretazione autentica, poiché, per essere tale, come ha chiarito più volte la giurisprudenza (e come, del resto, logica vorrebbe...), una prescrizione legislativa non può aggiungere contenuti nuovi alla disposizione interpretata. L'articolo 1, comma 605, lettera c), della legge n. 296 del 2006 non contiene alcuna previsione da cui possa ricavarsi, anche con qualche forzatura, quanto vorrebbe la nuova disciplina.

In sostanza, il legislatore può dare l'interpretazione autentica di una legge, può chiarire il significato di quest'ultima introducendo nuove disposizioni normative dotate di efficacia retroattiva, ma deve pur sempre trattarsi di un significato che, anche in astratto, era già desumibile dal testo "interpretato autenticamente". Per intenderci, se una legge dice semplicemente "E' vietato fumare nei locali pubblici", il legislatore può successivamente chiarire che la prescrizione intende vietare anche l'uso della pipa o che per "locali pubblici" si intendono anche determinati edifici sui quali magari era sorto qualche dubbio. Ma certamente non può dire che "E' vietato fumare nei locali pubblici" significa che è vietato parlare di sigarette nei luoghi pubblici.

Inoltre, l'interpretazione autentica data dal legislatore dovrebbe servire a risolvere contrasti giurisprudenziali sorti sul significato di una disposizione normativa. Dovrebbero esserci decisioni giudizarie contrastanti sul contenuto di una determinata disciplina. Ma in riferimento alla normativa di cui l'emendamento approvato oggi fornisce il significato "autentico" non erano sorti dubbi in giurisprudenza. In tutte le decisioni finora avutesi il Tar Lazio e il Consiglio di Stato avevano sempre dato torto al Ministero. Si tratta, pertanto, di un esercizio distorto, irrazionale e irragionevole della funzione legislativa, lesivo del principio di eguaglianza riconosciuto dall'articolo 3 della Costituzione.

Le norme approvate oggi violano anche altri articoli della Carta repubblicana. Il fatto che i supplenti possano essere inseriti nelle graduatorie di altre provincie, ma in coda alle stesse, comporta un'altra evidente lesione del principio di eguaglianza, in quanto gli stessi titoli vengono valutati in modo differente a seconda della provincia di inserimento. Ed ancora l'intervento sollecitato dal Ministro Gelmini mira esclusivamente ad impedire l'applicazione di decisioni giudiziarie e costituisce un'indebita interferenza nella funzione giurisdizionale. Integra, dunque, una violazione del principio di separazione dei poteri, contrastante con gli articoli 24, 103, 111 e 113 della Costituzione. Se il Presidente della Repubblica non si opporrà a questi evidenti abusi, ci penserà probabilmente la Corte costituzionale. Non è difficile prevedere, pertanto, una nuova "bocciatura" del Ministro dell'Istruzione.

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