Berlusconi, l'uomo del "ponte"

Non gli è passata, al premier, la fissa del ponte. Non c’è che dire, il Cav. mantiene le promesse e quindi il ponte sullo stretto “s’ha da fare e si farà”.

L’annuncio, una specie di proclama/sentenza, ieri all’iniziativa “Due hub” a Villa Madama: “A dicembre, massimo gennaio, inizieremo la realizzazione del grande ponte. Il nostro debito pubblico non deve impedire le realizzazioni delle grandi opere indispensabili per il Paese”. Questo è l’insegnamento tratto dalla recente tragedia di Messina.

I morti, si sa, fanno notizia e sotto i riflettori il Cav ci sguazza. Mettere in sicurezza il territorio, invece, non spinge l’audience, non crea appeal, non stimola consenso, non porta voti. Show, luninarie, panem et circenses. Presto, il Cav (come il Dux) salirà a cavallo e, sciabola sguainata, taglierà il nastro inaugurale della prima pietra dell’opera faraonica che lo immortalerà.

Il “No al ponte” è quasi unanime. Ma “lui” tira diritto.

E i moniti del professor Remo Calzona, docente del dipartimento di ingegneria strutturale e geotecnica dell’Università la Sapienza di Roma e già presidente del comitato tecnico-scientifico Anas-governo per lo studio sulla fattibilità del ponte, si perdono nel nulla. “Il ponte così come è stato progettato – ammonisce Calzona - costa molto e non è esente da rischi strutturali, potrebbe collassare”.

Oltre alla montagna di soldi buttati, si rischia pure la catastrofe. L’ennesima catastrofe annunciata. Le lacrime in tv vengono bene.

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