Per Berlusconi la Corte costituzionale è composta da giudici di sinistra. E' vero? (Seconda parte)

Berlusconi mitra

[Prima parte]

Passiamo ai giudici costituzionali eletti dal Parlamento in seduta comune (quindi anche, e soprattutto, con i voti della maggioranza). Vediamo chi sono. Si tratta anche in questo caso di figure di alto profilo. Ma due di questi giudici, nell'estate scorsa, come molti di voi ricorderanno, hanno preso pubblicamente le parti del Presidente del Consiglio. Sono i giudici Luigi Mazzella, Avvocato Generale dello Stato (eletto dal Parlamento il 15 giugno 2005), e Paolo Maria Napolitano, Consigliere di Stato (eletto dal Parlamento il 5 luglio 2006). La vicenda è molto nota ma è bene ricordarla, alla luce degli accadimenti di questi giorni.

Lo scorso giugno L’Espresso ha diffuso la notizia che, nel maggio precedente, si era svolta una cena a casa del giudice Mazzella, alla quale avrebbero partecipato il giudice Napolitano, il Presidente del Consiglio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il Ministro della Giustizia e il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. La notizia della cena ha suscitato subito aspre polemiche, in considerazione del fatto che ad ottobre la Corte costituzionale avrebbe dovuto giudicare sul "lodo Alfano". Di Pietro ha così presentato alla Camera un’interrogazione, chiedendo chiarimenti. Nel "question time" che ha avuto luogo l’1 luglio, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, in rappresentanza del Governo, ha risposto che la riunione è stata soltanto un "incontro conviviale" svoltosi in epoca anteriore alla fissazione dell’udienza sul "lodo Alfano", nel quale non si è discusso né della legge sulla cui legittimità costituzionale la Corte sarebbe stata chiamata a decidere, né tantomeno di riforma della giustizia.

L’Italia dei Valori e il Partito democratico hanno chiesto allora le dimissioni del Guardasigilli e dei giudici costituzionali che hanno partecipato alla cena, ma questi ultimi hanno risposto alle critiche in modo fermo. Mazzella ha consegnato all’Ansa una lettera aperta, formalmente indirizzata al Presidente del Consiglio, in cui rivendicava il diritto "umano" di invitare a casa propria "un amico di vecchia data", rivelando che non era certo la prima volta che il Capo del Governo era suo ospite e assicurando il "caro Silvio" che quella non sarebbe stata nemmeno l’ultima. Concludeva, infine, affermando che "l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani" consentiva a lui e allo stesso Presidente del Consiglio di "guardare alle barbarie" di cui essi erano stati fatti oggetto "con sereno distacco". Parole, a dir vero, poco consone al ruolo istituzionale di un giudice terzo ed imparziale.

La risposta dell'altro giudice coinvolto nella vicenda ha seguito di un giorno quella del collega ed è stata affidata ad una lettera indirizzata al Direttore del Corriere della sera. Il giudice Napolitano, dopo aver espresso il timore che fosse in atto "un tentativo per condizionare la Corte costituzionale nella sua futura attività, intimidendo alcuni dei suoi componenti" (rileggere queste parole oggi fa un po' impressione...), rilevava che "costituisce sicuramente stravolgimento e manomissione dell’equilibrio che il Costituente ha previsto per il funzionamento della Corte chiedere le dimissioni di due suoi componenti, entrambi eletti dal Parlamento" e manifestava stupore "di fronte alla deformazione di basilari concetti, anche da parte di chi dovrebbe conoscerli, e dell’uso spregiudicato che di tale alterazione viene fatto". I giudici non hanno minimamente pensato di dimettersi o anche solo di astenersi dal giudizio costituzionale (del resto, per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale è esclusa l'applicazione degli istituti dell'astensione e della ricusazione, anche se è prassi, per ragioni di opportunità, la cosiddetta "astensione di fatto"...).

Il terzo giudice costituzionale eletto dal Parlamento in "quota maggioranza" è l'avv. Giuseppe Frigo (eletto il 21 ottobre 2008), ex presidente dell'Unione delle Camere penali, collaboratore della riforma del codice di procedura penale del 1988 e "padre" della riforma dell'articolo 111 della Costituzione (con la quale si sono introdotti nella Carta repubblicana i principi del "giusto processo"). Nonché avvocato di Silvio e Paolo Berlusconi e di Cesare Previti in diversi processi. Infine, gli altri due giudici costituzionali scelti dal Parlamento in "quota opposizione" sono i Proff. Ugo De Siervo e Gaetano Silvestri. Due dei più autorevoli costituzionalisti viventi.

Per concludere, gli ultimi cinque giudici eletti dalle supreme magistrature: l'attuale Presidente Francesco Amirante (Presidente di sezione della Corte di Cassazione, eletto da quest'ultima il 23 novembre 2001), il giudice Paolo Maddalena (Presidente di sezione della Corte dei conti, eletto il 19 luglio 2002), il giudice Alfio Finocchiaro (Presidente di sezione della Corte di Cassazione, eletto il 7 novembre del 2002), il giudice Alfonso Quaranta (Presidente di sezione del Consiglio di Stato, eletto il 16 dicembre 2003) e il giudice Alessandro Criscuolo (Presidente di Sezione della Corte di Cassazione, eletto il 28 ottobre 2008). Dei giudici eletti dalle magistrature non si può certo dire che essi siano tutti "di sinistra" e non lo si può dire, a maggior ragione, per i consiglieri di Stato (si pensi soltanto che il Presidente del Consiglio di Stato è nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e che, a norma dell'articolo 19 della legge n. 186 del 1982, un quarto dei consiglieri di Stato è di nomina governativa) e per i giudici della Corte dei conti (39 dei quali sono nominati dal Governo, secondo quanto stabilisce l'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 385 del 1977).

Se proviamo a tirare le somme ci accorgiamo subito che i conti del Premier non tornano. Quattro dei cinque giudici di nomina presidenziale sono stati scelti dal Presidente Ciampi, a sua volta eletto anche da Berlusconi e dalla sua maggioranza. Tre dei cinque giudici di elezione parlamentare sono stati direttamente selezionati dal centro-destra (due sono cari amici personali del Premier e il terzo è uno dei suoi avvocati). Almeno sette giudici costituzionali, quindi, non possono essere considerati "di sinistra". A questi si dovrebbe aggiungere, quanto meno, il giudice selezionato dal Consiglio di Stato. E arriviamo così ad otto (la maggioranza). Ma in realtà, nessuno dei componenti della Consulta può essere qualificato "di sinistra", se con tale espressione si vuole dare una connotazione di parzialità al suo operato. Semmai ad essere discutibili, come si è visto, sono i comportamenti di due giudici costituzionali scelti dalla maggioranza...

Ma la prova del nove dell'insostenibilità dei ragionamenti del Premier è un'altra. In modo del tutto irrituale, dopo la decisione sul "lodo Alfano", sono stati resi pubblici sui mezzi d'informazione i voti dati dai giudici costituzionali in camera di consiglio. La legge sarebbe stata bocciata per nove voti a sei. Tra coloro che intendevano salvare il "lodo" troviamo anche i giudici Finocchiaro (eletto dalla Cassazione) e Quaranta (eletto dal Consiglio di Stato). Proviamo a fare due conti conclusivi: quattro giudici di nomina presidenziale sono stati scelti da un Capo dello Stato eletto anche dal Presidente Berlusconi, tre giudici eletti dal Parlamento sono stati selezionati da Berlusconi e dalla sua maggioranza e due giudici di quelli non selezionati dal centro-destra hanno votato a favore del "lodo Alfano".

E' evidente, pertanto, che i giudici costituzionali non erano affatto preorientati contro il Premier. La decisione dimostra, invece, la straordinaria autonomia e indipendenza dell'organo di giustizia costituzionale. Tutto ciò ovviamente se la matematica non è un'opinione. Ma già Orwell (che mi ritrovo a citare sempre più spesso) diceva: "La libertà consiste nella libertà di dire che due più due fanno quattro. Se è concessa questa libertà, ne seguono tutte le altre".

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