Rassegna stampa estera: l'Italia ha pagato i Talebani in Afghanistan?


Le accuse rivolte dal Times ai servizi segreti italiani - colpevoli secondo il quotidiano britannico di aver "pagato il pizzo" ai Talebani - hanno inevitabilmente avuto una certa eco sui media internazionali, specie nei paesi coinvolti nella missione in Afghanistan.

A leggere i commenti della stampa straniera si scopre peraltro che la situazione potrebbe essere un po' più complessa di quanto inizialmente delineato. Lo stesso Times ha dato un seguito al suo primo articolo dell'altro giorno pubblicando ieri un commento dell'esperto Sam Kiley:

Da Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, a Sarobi, nell’est, le forze italiane sono state protette, come in un bozzolo, dal genere di realtà sanguinosa affrontata ogni giorno dalle truppe britanniche, grazie a bustarelle segrete pagate dagli agenti del servizio segreto italiano, che hanno messo in pericolo le vite dei loro alleati. I controversi pagamenti ai gruppi armati in Afghanistan non mostrano però che gli italiani sono dei perfidi codardi: piuttosto, indicano che l’intera operazione Nato in Afghanistan è un casino di proporzioni colossali

Gli italiani non avrebbero dovuto agire in segreto. Avrebbero dovuto imparare dall’esperienza di Mogadiscio – dove organizzarono accordi locali e furono beccati con le mani nel sacco (dalla CIA) mentre facevano una soffiata al signore della guerra Mohammed Farrah Aidid sulle operazioni americane volte ad arrestarlo – che rompere i ranghi con i propri alleati è stupido e pericoloso. (..) Ma quello che stavano facendo a Herat e a Sorabi è il genere di cosa che il comandante Nato, il generale americano Stanley McChrystal, ha ripetuto per mesi dover essere una parte integrale dell’intera strategia volta a contrastare gli insorti. Lo scorso giugno ha dichiarato di fronte alla Commissione per l’Esercito del Senato, a Washington, che “la nostra volontà di agire in modi che minimizzino le perdite o i danni – anche quando questo rende il nostro compito più difficile – è essenziale per la nostra credibilità”. Se questo significa che possiamo comprare la compiacenza di elementi delle forze nemiche, invece di bombardarli (con rischi catastrofici per i civili afghani), meglio così. Corrompere i nemici in Afghanistan significa giocare in maniera furba. (..) Le rivelazioni italiane mostrano che la struttura di comando e di controllo dei 42 paesi che forniscono decine di migliaia di truppe alla Nato è quello che l’esercito chiama un totale disastro organizzativo. L’Italia non ha detto alla Nato che cosa stava facendo a Sarobi, ma Roma non è l’unica capitale a interferire da lontano. (..) La missione in Afghanistan sarà destinata al fallimento finchè tutti i paesi coinvolti non mettono le loro truppe sotto il comando della Nato di Kabul in maniera inequivocabile

Il transalpino France Soir ha parlato esplicitamente di "falso scandalo":

Il governo italiano ha formalmente smentito le affermazioni del Times. Da parte sua, la Nato dichiara di “non essere al corrente” di pratiche di questo tipo. Si sono viste smentite più sferzanti. I responsabili francesi, quanto a loro, si sono cimentati in un bell’esercizio di contorsionismo e a un concorso di politichese. Il portavoce del ministero della Difesa si è accontentato di rinviare alle smentite italiane. Un po’ poco. L’ammiraglio Christophe Prazuck, rappresentante dello Stato Maggiore, ha da parte sua ripetuto con una bella costanza di “non disporre di alcun elemento che permetta di confermare le informazioni” del Times, che ha giudicato come “totalmente infondate”. Questa cascata di dichiarazioni deve senz’altro significare che è tutto falso. Resta il fatto che si fa fatica ad afferrare il senso di questa polemica. A Parigi come a Washington si trovano politici che si dicono pronti a prendere contatti con dei “talebani moderati”. Una specie rarissima, certo. D’altra parte, i militari, che conoscono meglio di chiunque altro il territorio, si sforzano di spiegare che un pacifico agricoltore il mattino si può trasformare in talebano il pomerigio e giurare fedeltà a un signore della guerra la sera, a seconda dei suoi interessi e delle pressioni. In questo senso, che cosa significa “pagare un talebano”? Mistero. L’esercito francese, che ha già pagato in contanti la morte di 36 uomini in Afghanistan, non è là per sparacchiare in giro. L’ipotetica soluzione a questo conflitto non sarà militare ma politica. Per aiutare a costruire l’avvenire del popolo afghano, con gli afghani, i militari stanno creando un esercito nazionale, una polizia, costruiscono degli ospitali, delle moschee, sviluppano infrastrutture. Ma acqua in bocca! Si potrebbero trovare dei giornalisti che considerano che si tratta anche in questi casi di regali fatti ai talebani. Non si dice forse che il denaro è il “nervo della guerra”?

In Canada Cyberpresse ha confermato l'impressione che si tratti di un fenomeno diffuso:

Secondo diversi ufficiali occidentali e afghani coperti da anonimato, questa pratica, palesemente sensibile dal punto di vista politico, è abbastanza largamente diffusa tra le forze Nato in Afghanistan. Una fonte militare occidentale ha evocato dei pagamenti effettuati dai soldati canadesi che stazionano nella violenta provincia di Kandahar, nel sud, mentre un altro ufficiale ha parlato di pratiche simili da parte dell’esercito tedesco nel nord, a Kunduz. “Molti paesi della Nato i cui soldati operano nelle zone rurali dell’Afghanistan pagano gli insorti per non essere attaccati (..) a eccezione delle forze americane e britanniche dell’operazione “Enduring Freedom” sotto comando americano”, ha spiegato l’alto grado Afghano. Secondo lui “più della metà delle forze della Nato dispiegate nella campagna afghana hanno messo in piedi accordi di questo tipo”, ovvero pagamenti in cambio della propria tranquillità. Senza voler indicare in maniera così precisa la portata di queste pratiche, un ufficiale occidentale spiega che “dal momento che non è molto valorizzante e che non è riconosciuto ufficialmente, non si osa ancora parlarne chiaramente, ci si vergogna un po’.. E così a volte ci sono problemi di comunicazione tra la vecchia unità che si trova in un luogo e quella che viene a sostituirla”, come forse è successo tra gli italiani e i francesi

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO