Ore 12 - La settimana di "passione" del Pd: verso le primarie dei veleni e dei ricatti

altroParte la settimana di “passione” del Pd, settimana "storica" che si chiuderà domenica 25 ottobre con le primarie e (forse) con l’incoronazione popolare del nuovo segretario del partito.

I tre candidati Franceschini, Bersani, Marino arrivano all’appuntamento ringhiosi, con la bava alla bocca. Non hanno fatto fare un passo avanti al Pd, sempre più accartocciato su se stesso, “fuori” dal confronto politico sui problemi reali del Paese. Un partito in stato confusionale, non sa davvero più cos’è e cosa sono, specie sul territorio, i suoi dirigenti e i suoi militanti.

Lo dimostrano gli ultimi fatti inquietanti, specie al Sud. Franceschini e Marino a testa bassa contro Bersani su Campania e Calabria (partito pro ex ministro) con accuse di brogli e tessere false. D’Alema, pro Bersani, risponde che in Sicilia (a favore di Franceschini), è peggio che altrove. Il Pd è in un buco nero e le eccezioni confermano la regola.

Insomma, la sfida delle primarie si prepara fra veleni e insulti incrociati fra i candidati e i rispettivi supporter. La spada di Damocle resta la “scissione”: auspicata da molti ma temuta da tutti.

Se vince l’ex comunista Bersani, ripetono sempre più apertamente i cattolici, il Pd diventa il partito di D’Alema, il comunista (secondo costoro), senza “ex”. Quindi, parola di Beppe Fioroni, "non è più quella la nostra casa". Non c’è solo Rutelli con le valigie in mano. Molti i “popolari” delusi e stanchi di essere sopportati e di vivere da “separati in casa”.

Ma, alla fine, le minacce di abbandono si tramuteranno in bolle di sapone. Il motivo? La paura di rimanere “orfani”, il terrore di perdere quel po’ di potere rimasto. Meglio un letto di frasche che dormire all’addiaccio.

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