Dietrofront di Tremonti: "Basta con la mobilità, meglio il posto fisso". Le "balle" di Veltroni e D'Alema

Dietrofront, amici e compagni! Si torna al capolinea.

Dopo avere martellato per anni che il posto fisso era sbagliato economicamente, politicamente ed eticamente (un ferro vecchio dello statalismo da paesi socialisti), che tutti dovevano abbandonare il grigiume della certezza di stampo europeo per avventurarsi nelle braccia aperte del “mercato” all’americana dove a ognuno veniva offerto il lavoro della rinascita e della ricchezza, oggi si ritratta tutto.

A svoltare, è nientepopodimenochè Giulio Tremonti. Il ministro dell’economia, faccia di tolla, torna a tessere le lodi del posto fisso “base della nostra società”. Dice Tremonti: “La mobilità fu imposta dalla globalizzazione, ma da noi non va bene”.

Chissà che ne pensano Walter Veltroni e Massimo D’Alema. Furono loro due, i “Gianni e Pinotto” del Pds, Ds, Pd, più realisti del re, a convincere operai e impiegati a mollare l’impiego e il posto fisso per l’avventura e il piacere di cambiare lavoro ogni volta che uno voleva.

Fu così che operai e impiegati passarono, oltre che con il Cav, dalla parte di Bossi e di Di Pietro. Qui, parafrasando Beppe Grillo, un bel “vaffa” (per Tremonti, per baffetto e per Uolter e compagnia cantante) ci sta a pennello.

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