Recensione: "La cura" di Michele Ainis

Ainis, La cura

La buona democrazia è una meritocrazia elettiva, diceva Sartori. Se proviamo però a verificare quanto sia premiato il merito in tutti gli ambiti sociali (compreso quello della politica), probabilmente dobbiamo giungere all'amara conclusione che quella in cui viviamo non è una buona democrazia. Il quadro che emerge dall'analisi compiuta in questo appassionato ed appassionante libro del Prof. Michele Ainis è, infatti, davvero sconfortante.


Una guerra silenziosa - scrive l'Autore - arma l'uno contro l'altro gli italiani. E' la guerra del diritto contro il priviliegio, dell'equità contro l'ingiustizia. E' anche la guerra dei più giovani contro il potere degli anziani. Delle donne contro le strettoie d'una società maschile. Dei singoli contro il concistoro delle lobby. Dei talenti contro i parenti. Più in generale degli spiriti liberi, dei senza partito, contro l'obbedienza cieca e serva reclamata dalla politica.

Una guerra dal cui esito finale dipende il nostro stesso futuro. Un futuro nel quale è sempre più difficile sperare, sotto il peso dei troppi "ismi" che affliggono la società italiana: dal localismo al nepotismo, dal maschilismo al clienetelismo, dal corporativismo al favoritismo e così via. Di fronte ad un quadro del genere occorrono soluzioni drastiche, radicali. Ainis ne propone diverse, alcune desumibili dalla stessa Costituzione, altre ricavabili dagli esempi storici offerti da democrazie di antica tradizione. Tutte sintetizzate in un suggestivo decalogo.

Tra quelle più interessanti ricordo, ad esempio, la proposta di introdurre discipline volte a "democratizzare" la struttura interna dei sindacati e dei partiti (in linea con quanto previsto rispettivamente dagli articoli 39 e 49 della Costituzione); l'idea di prevedere "azioni negative" volte a penalizzare chi concorre a ottenere la stessa posizione che hanno già raggiunto i propri genitori; o ancora le soluzioni avanzate per tentare di combattere i tanti, troppi conflitti d'interessi che oggi inquinano in modo straordinariamente pervasivo l'amministrazione dello Stato.

Si potrà concordare con tutte o soltanto con alcune delle singole proposte illustrate, ma è francamente difficile dissentire dal messaggio di fondo del libro: l'invito al lettore a riappropriarsi pienamente del proprio ruolo di cittadino sovrano. In che modo? Innanzitutto attraverso un massiccio ricorso agli istituti della democrazia diretta. Quelli già esistenti, ma ormai quasi del tutto depotenziati, come il referendum abrogativo o l'iniziativa legislativa popolare. Ed altri non ancora vigenti nel nostro Paese, ma da tempo attivi in altri ordinamenti, che potrebbero essere utilmente introdotti (magari sulla spinta di iniziative legislative popolari), come ad esempio forme di referendum da noi inedite. In tale prospettiva potrebbe rivelarsi utile anche qualche correzione ai meccanismi della democrazia rappresentativa, come l'introduzione della revoca degli eletti (recall), ovverosia la possibilità di un loro "licenziamento" da parte degli elettori.

La democrazia può salvarsi soltanto con un rinnovato impegno civico, quell'impegno al quale fece appello il Presidente Kennedy, nel suo più celebre discorso, quando disse: "Non chiederti che cosa può fare per te l'America. Chiediti piuttosto cosa puoi fare tu per l'America". Il libro di Ainis costituisce uno strumento prezioso per tutti i volenterosi che intendano riscoprire la più nobile ed appassionante delle dimensioni della politica: quella delle idee e delle speranze. In fondo, l'America non è poi così lontana. Da leggere.

La cura.
Contro il potere degli inetti per una Repubblica degli eguali

Michele Ainis
Chiarelettere 2009
pp. XV-183
€ 14,00

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