Tg a destra, telespettatori a sinistra: paradossi e lezioni del brainwashing italiano


Interessante sondaggio quello pubblicato ieri da Demos-Coop: pare che gli italiani ritengano sempre meno degno di fiducia il Tg1, a causa di un suo percepito "spostamento a destra". Un crollo che piazza il telegiornale dell'ammiraglia Rai dietro al Tg3, sostanzialmente stabile nonostante la sua analoga radicalizzazione.

A risultati simili era giunto qualche mese fa uno studio simile dei ricercatori della Brown University (riassunto da lavoce.info), che aveva preso in esame la collocazione politica e i risultati di ascolto dei principali telegiornali tra il 2001 e il 2007, mostrando come:

una percentuale significativa di spettatori abituali del Tg5, collocati politicamente al centro oppure a destra, sia passata al Tg1 dopo il 2001, e come invece spettatori abituali del Tg1 di tendenza progressista si siano nel contempo spostati verso il Tg3. Sotto questo profilo, le reazioni dei telespettatori neutralizzano, seppur solo in parte, l’effetto ideologico complessivo dello spostamento della linea editoriale del Tg1: se è vero che chi continua a guardare il Tg1 dopo il 2001 viene esposto a una copertura mediatica più sbilanciata verso destra, coloro che si spostano dal Tg5 al Tg1 e dal Tg1 al Tg3 finiscono per essere esposti a una copertura informativa più progressista rispetto a quella di partenza

Questi risultati dovrebbero insegnare, all'osservatore avvertito, alcune cose piuttosto importanti.

Primo: alla luce di questi dati, si comprende meglio la determinazione di Berlusconi a "normalizzare" anche le ultime oasi di "sinistra militante" rimaste in un panorama Raiset (o Mediarai) ormai quasi completamente omogeneizzato. Il fatto che questi spazi siano di meno non impedisce infatti che la loro attrattività aumenti, proprio a causa del progressivo spostamento a destra degli altri programmi.

Secondo: quanti temono la "lobotomizzazione definitiva" del popolo italiano attraverso il controllo completo delle tv generaliste, dovrebbero avere un po' più di fiducia nelle capacità dei telespettatori. Molti dei quali, infatti, sembrano non assorbire passivamente le informazioni ricevute (e non) dal telegiornale di riferimento, ma essere invece in grado di soppesarle, confrontarle ed eventualmente cambiare canale, se necessario.

Questi stessi telespettatori smaliziati saranno probabilmente in grado un domani, a fronte di una MediaRai completamente berlusconizzata, di rivolgersi ancora altrove: probabilmente verso Internet, che già oggi viene ritenuta la fonte di informazioni più indipendente dalla maggioranza relativa degli italiani.

Infine, un appunto: nessuno si sogni di utilizzare questi dati come prova del fatto che il conflitto di interessi non è rilevante, e che non esiste manipolazione mediatica del consenso da parte del Presidente del Consiglio nel nostro paese. L'effetto dello spostamento dei telespettatori da un Tg all'altro, infatti, non basta a compensare lo spostamento verso destra dei programmi più seguiti su quanti invece decidono di rimanervi fedeli.

Come ha scritto recentemente il Washington Post, infatti:

Molto simile in questo al suo amico Putin, Berlusconi non cerca di esercitare la propria influenza su tutti i media, gli basta farlo su quelli che raggiungono la maggior parte degli elettori. Questo può anche non determinare di per sé l’esito delle elezioni, ma di sicuro aiuta. E’ anche il motivo per cui l’Italia è il centro del più grande movimento per la libertà di stampa fuori dall’ex Unione Sovietica

Foto | Fickr.

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