Testamento biologico: Paola Binetti appoggia il Pdl. È morto l’antiberlusconismo?



Termina, in coincidenza con la fine del congresso, l’ultimatum che gli elettori di centrosinistra hanno implicitamente lanciato al Partito Democratico. Dopo l’elezione del nuovo segretario non è ammesso più nessun cavillo burocratico. O dentro. O fuori. O bianco. O nero.

Interessante sarà, pertanto, capire il ruolo della teocon Paola Binetti all’interno della nuova coalizione. Le sue posizioni sono state fortemente criticate da Ignazio Marino e sostenute talune volte da Dario Franceschini (che malgrado i proclami non l’ha mai liquidata ufficialmente).

A Pierluigi Bersani, che sembra sempre essere lì per dovere più che per reale passione politica, non hanno mai interessato. E dire che negli ultimi giorni l’ex rappresentante della Margherita ha alzato la posta in palio annunciando che sul testamento biologico sosterrà il Pdl.

Al di là di come la si possa pensare sul testamento biologico la posizione di Paola Binetti è esemplificativa di un cortocircuito politico.

Il problema non sono tanto le idee. La democrazia, quella sana, è tanto più solida se prevede un pluralismo.

Oggi, e in vista del nuovo ciclo del Partito Democratico, bisogna prender atto del fallimento dell’antiberlusconismo implicitamente rimarcato dal voto di Paola Binetti sul testamento biologico.

Chi fino ad oggi si è susseguito a sinistra, se così la si può definire, non ha mai lavorato per creare un’alternativa. Prendendo qua e là esponenti politici si è portato in casa anche chi il nemico, se così lo si può definire, lo sostiene.

Più che su un segretario forse si dovrebbe lavorare sulla credibilità. Forse.

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