Travaglio su Raimondo Mesiano: il lavoro del giudice e l'intimidazione di stampo mafioso



Marco Travaglio
, dopo la campagna "Tutti con il calzino turchese" lanciata da Il fatto quotidiano, usa anche il suo Passaparola per approfondire la questione Raimondo Mesiano e lo squadrismo media(set)ico: già il nome della puntata, Il randello catodico-mafioso, è esplicativo.

Il giornalista gioca, oltre che sull'impresentabilità di Brachino ("quel personaggio per descrivere il quale basta guardarlo in faccia"), sul metodo usato da Mattino 5, ribattezzato "Pestaggio mediatico": evidenziare la normalità del personaggio, e dunque in un certo senso metterne in mostra (secondo loro) la mediocrità, come se sedersi su una panchina a fumare fosse "esageratamente" normale.

"Una vita da Mesiano”, diceva ieri sera Bertolino nel suo programma su RAI Tre. La bizzarria di Mesiano è quella di essere una persona normale, onesta, un funzionario dello Stato che guadagna quello che guadagna, che fa una vita normale, non è un corrotto: se l’avessero beccato a scambiarsi le buste dei soldi, come era accaduto tra Previti e Squillante, dubito che le reti Mediaset l’avrebbero mandato in onda, anche perché probabilmente a dare i soldi al giudice sarebbe stato o il Presidente del Consiglio o uno dei suoi amici, viste le abitudini che avevano i suoi Avvocati qualche anno fa! Hanno trovato un giudice normale e quindi è sembrato loro subito anormale, perché loro erano abituati a considerare normali i giudici che avevano a libro paga.

Mica male, come normalità.

Travaglio spiega la procedura attraverso la quale Mesiano è arrivato a stabilire il risarcimento dovuto dalla Fininvest a De Benedetti, sbugiardando la serie di argomentazioni usate dai cani da caccia del presidente per dargli addosso e ridefinendo il caso per quello che è: una sentenza civile del tutto normale.

Il giudice tutto da solo si chiama giudice monocratico, la legge nel processo civile prevede che la causa di primo grado nel processo civile venga condotta da un giudice monocratico, quindi tutto da solo. Non è una fissazione di Mesiano, quella di trovarsi tutto da solo, non è che potesse chiamare anche degli altri a fare la sentenza per essere in tanti: no, il giudice monocratico è tutto da solo sempre, non soltanto Mesiano e non soltanto Mesiano nella causa Mondadori.

Il problema di Mesiano quindi è quello di non essersi venduto alle grazie del presidente. Questa squallida storia, dal punto di vista comunicativo l'ennesimo impressionante autogol dei canali Berluscaset, lascia in bocca il retrogusto di un possibile futuro, fatto di attacchi personali e killeraggio mediatico mafioso.

E svela un meccanismo che alla lunga potrebbe tradire questo modo di agire: sentirsi circondato ossessivamente da comunisti, considerare la professionalità delle persone solamente in base alle loro idee politiche, attaccare con violenza per paura di non sapersi difendere, può portare a commettere sempre più errori, può portare le vittime di questo sistema ad unirsi tra loro, e allora sì che per la Casa delle Libertà inizerebbero seri problemi.

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