Intervista – Paola Concia a polisblog: “sostengo Ignazio Marino. Il Pd antepone i problemi del congresso a quelli del paese”



Negli ultimi giorni si è molto parlato di Paola Concia. Non solo perché sostiene la mozione Marino. Di Paola Concia si è disquisito, soprattutto, per via della bocciatura contro l’omofobia sulla quale stava lavorando. Da più un anno.

L’intervista che trovate di seguito è stata registrata prima di questo momento. Dopo, però, della sentenza del Tar di Lecce a causa del quale è stata sciolta la giunta (a maggioranza Pd) di Taranto per assenza di donne.

Con Paola Concia non abbiamo parlato solo della scomparsa delle donne in politica. Anzi. A lei abbiamo chiesto delucidazioni sull’assenteismo a causa del quale il progetto sullo scudo fiscale, contestato dal proprio schieramento, è diventato legge.

Cominciamo parlando di quote rosa. È d’accordo con la sentenza del Tar di Lecce a causa della quale è stata sciolta la giunta a Taranto?

Sì, sono d’accordo. Sono d’accordo anche se ritengo molto grave che nel nostro paese la linea della politica debba essere decisa dalle sentenze. Le istituzioni dovrebbero sapere, senza l’intervento dei giudici, che una giunta monosessuale è un problema di democrazia.

Ci dovrebbe essere una nuova consapevolezza nei partiti utile grazie alla quale creare una giusta rappresentazione della società. La società è fatta da uomini e da donne. Anzi, più da donne.

Quindi è d’accordo sulle quote rosa?

Io, come molte altre donne, non sono favorevole a provvedimenti come quelli che lei mi cita poiché ritengo che le donne debbano essere scelte in base al merito. Siccome ciò non avviene le quote rosa sono diventata una necessità.
Io, personalmente, sono più favorevole ad una norma antidiscriminatoria secondo la quale uno dei due sessi non può essere rappresentato all’interno di un’amministrazione meno del 40%.

È una quota ma con un significato diverso. L’Italia dovrebbe seguire quindi l’esempio di altri paesi dove le quote sono state uno strumento superabile.

Scudo fiscale. Cosa pensa dell’assenteismo dei suoi colleghi, a causa del quale è passata questa legge?

Come modo avuto di dire altre volte questo congresso ci sta facendo allontanare dai problemi del paese. In una situazione come quella sullo scudo fiscale bisognava far prevalere gli interessi del paese rispetto a quelli del congresso.

Lei ha deciso di sostenere Ignazio Marino. Perché Dario Franceschini e Pierluigi Bersani non la convincono?

Ho deciso di sostenere Marino perché credo che il nostro partito abbia bisogno di una classe dirigente coraggiosa. Che abbia dei valori precisi. Che sappia dire dei Sì e dei No precisi. Che abbia voglia di fare delle scelte innovative.

Per me Ignazio Marino rappresenta questo grande processo di innovazione che certamente non si fermerà il 25 ottobre.

Dario Franceschini e Pierluigi Bersani hanno avuto un ruolo fondamentale per la nascita del Partito Democratico ma sono anche due delle persone responsabili di quanto è accaduto dopo.

Cosa pensa delle modalità adottate per lo sviluppo del congresso?

Il sistema farraginoso adottato per sviluppare il congresso io non lo condivido perché ha causato, ad esempio, lo sviluppo di ideologie relative alla differenza tra iscritti al partito e simpatizzanti tra di loro contrastanti.

Io credo che bisognerebbe cambiare lo statuto e costruire un partito nel quale ci sia partecipazione. Un sistema che preveda la presenza delle persone nei circoli. Esiste, oggi, un mix tra bocciofila (citata da Pierluigi Bersani, ndr) e la rete telematica.



Un suo collega di mozione, Giuseppe Civati, sul suo blog ha analizzato il consenso dei candidati alla segreteria in funzione a delle rilevazioni fatte sul territorio secondo le quali Ignazio Marino vince al Nord, Pierluigi Bersani al sud e Dario Franceschini in Sicilia e in Valle d’Aosta. Volevo avere da lei un’opinione su questa rilevazione.

Questo è un dato che dovrebbe preoccupare tutti non soltanto chi vincerà il congresso. Io essendomi occupata durante la presentazione della mozione al Sud ho potuto osservare un mancato radicamento del partito nel territorio.

Dario Franceschini ha liquidato Paola Binetti tramite twitter. Cosa ne pensa di questo divorzio? È giusto divulgarlo tramite un social network?

Credo che con questo gesto Dario Franceschini abbia voluto solo farsi propaganda in vista delle primarie.
È giusto ricordarsi che la Binetti e tutta quella parte del partito sono stati determinanti anche grazie a Franceschini che certamente come altri non è senza peccato.

Visto che la Binetti è una sostenitrice correttezza politica vuole che a questa signora le comunicazioni vengano date faccia a faccia.

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