Intervista – Mario Adinolfi a polisblog: “Pierluigi Bersani vuole trasformare il Pd in Pds”



L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.

Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.

Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?


Pierluigi Bersani propone uno spostamento a sinistra dell'asse identitario del Pd, in pratica la rinascita del Pds. È ovvio che molti di coloro che prima del Pd non erano iscritti al Pds non si sentirebbero più a casa propria.

Non crede che così facendo si dimostrerebbe che l’unione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia è più compatta di quella tra DS e la Margherita?

No, non lo credo. Comunque non auspico scissioni e per quanto mi riguarda riconoscerò il risultato delle primarie anche se fosse avverso a Dario Franceschini, il candidato che io sostengo.

Perché secondo lei il Popolo della Libertà è percepito meglio del Partito Democratico?

Perché ha sei canali televisivi nazionali. Facciamo cinque e mezzo se vogliamo essere prudenti.

A proposito di percezione. Secondo lei Dario Franceschini sbaglia a non partecipare a “Porta a Porta”? Esserci non gli darebbe, invece, un’occasione mediaticamente da sfruttare?

Dario Franceschini dimostra sempre molto coraggio e io lo sostengo non per un caso o un interesse.

Editoria. Crisi a parte, vorrei concentrarmi su una sua recente considerazione secondo la quale i giornali di destra sono fatti meglio. Cosa manca a quelli di sinistra? Non è poco contemporanea questa distinzione?

Alla sinistra manca un pizzico di anticonformismo. Forse più di un pizzico. Avrebbe bisogno di coltivare il pensiero laterale, sui giornali di destra spesso questo accade di più.

Il caso Boffo, sul quale lei ha scritto prima di Vittorio Feltri, dimostra che l’editoria mainstream non è ancora attenta a quella underground, che polisblog rappresenta. Secondo lei perché?

Perché l'editoria italiana è antiquata, provinciale e miope.

Vittorio Feltri e gli altri direttori ci fanno o ci sono?

Vittorio Feltri non è certo uno stupido.

Mtv. È uno dei pochi ex collaboratori che non si è espresso su quanto sta accadendo? Non l’hanno resa partecipe o ha preferito lei non esprimersi sulla vicenda?

La crisi esiste per tutti, ma comunque sono solidale con i lavoratori di Mtv.

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