Retrospettiva su Annozero. Il condono e il povero Lupi costretto a difendere l'indifendibile


Ieri finalmente ad Annozero non si è parlato di gossip ma di cose serie, e ne è venuta fuori una trasmissione magari meno accattivante ma sicuramente di grandissimo interesse. Presenti in studio Lupi (Pdl) e Porro (Il Giornale) contro Marino (Pd) Giannini (Repubblica) e naturalmente Marco Travaglio, sempre in attesa di contratto. Argomento la crisi del lavoro e gli effetti del condono.

Diciamo subito che c'è voluto un certo coraggio per Lupi ad andare in trasmissione a difendere il condono. Mi vedo la riunione nella sede del Pdl mercoledì in cui bisogna decidere da chi far rappresentare il Pdl e tutti che accampano qualche impegno, finché non viene scelto (magari col sistema della pagliuzza più corta) il povero Lupi. E quest'ultimo ha fatto veramente il possibile, riuscendo magari a limitare un Marino apparso molto limitato dialetticamente, e forse pareggiando il conto con Giannini. Ma con Travaglio non c'è stato niente da fare. Sconfitta su tutta la linea.

A un certo punto - subito dopo l'intervento del giornalista questa volta apparso molto preciso e puntuale - Lupi era talmente in difficoltà da gettare la discussione in gazzarra, in questo aiutato anche da Travaglio che - come notava lo stesso Santoro - per la prima volta ha perso le staffe. Rispetto al depuitato Pdl, molto più equilibrato Porro, che ha ammesso senza problemi che il condono è una schifezza (e lo credo, quando l'ha fatto la sinistra il Giornale aveva sparato a zero!) cercando solo di ridimensionare qualche esagerazione sul riciclaggio dei proventi dalla cocaina e simili.

Per quanto riguarda il lavoro, che la situazione sia drammatica pare evidente a tutti. Magari un po' meno di come ansiosamente sottolineato dal programma (che comunque fa il suo mestiere) ma pur sempre dura. Andrebbe solo sottolineato che questa volta l'Italia c'entra poco, visto che le cause sono americane, e anzi ha retto meglio degli altri. Il motivo è che il nostro sistema bancario prestiti a rischio non ne fa, e di conseguenza rischia di meno. Certo che l'altra faccia della medaglia è che le imprese non vengono finanziate nei momenti di crisi e crollano miseramente. E questo in un paese in cui - come giustamente sottolineato - l'amministrazione pubblica paga a 180 giorni (quando paga); caso unico al mondo.

Questo ultimo aspetto poteva forse essere maggiormente approfondito, ma al momento non si è presentato nessuno con una soluzione plausibile, per cui continuiamo a navigare nella tempesta.

Ai lettori ogni commento.

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