Leggiamo i classici: il presidenzialismo secondo Hans Kelsen

Hans Kelsen

"Quando, nella cosiddetta repubblica presidenziale, il potere esecutivo viene affidato ad un presidente che non è nominato dal Parlamento, ma direttamente dal popolo, e quando l'indipendenza di questo presidente, investito della funzione esecutiva, nei confronti della rappresentanza nazionale è assicurata in altro modo ancora, ciò significa - per quanto paradossale possa sembrare - piuttosto un indebolimento che - in contrasto con quanto probabilmente ci si proponeva - un rafforzamento del principio della sovranità popolare.

Infatti, quando di fronte al popolo degli elettori, che conta milioni di individui, non c'è che un unico individuo come eletto, l'idea della rappresentanza del popolo perde necessariamente l'ultima parvenza di fondatezza. Ciò che in un Parlamento comprendente tutti i partiti è forse possibile, cioè che dalla cooperazione di tutte queste forze risulti qualcosa che si possa considerare come una volontà nazionale, risulta invece impossibile nel caso del presidente nominato per elezione presidenziale diretta, il quale è perciò del tutto indipendente dal Parlamento e che, d'altra parte, non è controllabile dall'intero corpo del popolo, immenso ed incapace d'azione, così poco come nella monarchia ereditaria, anzi le prospettive di un'autocrazia - anche se limitate nel tempo - possono, in certi casi, essere maggiori in regime presidenziale che nella monarchia ereditaria.

Il tipo di investitura non ha, qua, una parte decisiva. Quale scarsa affinità l'idea di rappresentanza abbia col principio democratico lo si riconosce subito dal fatto che l'autocrazia si serve della medesima finzione. Come il monarca e, in modo del tutto particolare, il monarca assoluto, così anche ogni funzionario da lui nominato vale come organo e, in conseguenza, come rappresentante dell'intera collettività nazionale, dello Stato.

Nè usurpatore nè tiranno hanno mai rinunciato a una tale giustificazione del loro potere. Non è poi tanto grande la differenza fra l'autocrazia di un monarca ereditario, legittimata con la formula della rappresentanza, e la pseudodemocrazia di un imperatore eletto".

Hans Kelsen, Essenza e valore della democrazia (1929), in La democrazia, trad. it., Bologna 1995, pp. 130-131.

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