L'autosospensione di Marrazzo e le regole del gioco

Marrazzo

L'autosospensione di Piero Marrazzo non è un atto facilmente collocabile nel quadro delle regole che definiscono le cause di cessazione dalla carica di Presidente della Regione. Proviamo a delineare tale quadro, al fine di valutare la correttezza dell'iniziativa assunta dall'attuale Presidente del Lazio.

Com'è noto, in seguito alla riforma introdotta con la legge costituzionale n. 1 del 1999, la figura del Presidente ha assunto un peso notevole nell'ambito della forma di governo regionale. Il vigente articolo 122 della Costituzione prevede, infatti, che "Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente e­letto nomina e revoca i componenti della Giunta". La soluzione, per così dire, "preferita" dalla Costituzione è, dunque, quella dell'elezione diretta dell'organo, ma si lascia alle singole Regioni, nell'esercizio dell'autonomia statutaria, la possibilità di scegliere forme diverse di designazione.

Il Presidente della Giunta (che è anche capo dell'ente) ha poteri considerevoli: come stabilisce l'ultimo comma dell'articolo 121, egli "rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica". Caratteri che forse evocano tratti tipici del presidenzialismo, anche se non si può parlare tecnicamente di forma di governo presidenziale perché l'esecutivo regionale, per poter svolgere le proprie funzioni, ha comunque bisogno della fiducia del Consiglio e questo è un tratto proprio della forma di governo parlamentare.

Ad ogni modo, quel che conta qui notare è che il legislatore costituzionale del 1999 ha introdotto nella Carta la previsione secondo cui "L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio" (articolo 126, ultimo comma, della Costituzione). Cosa significa?

Significa che se la Regione sceglie di adottare l'elezione a suffragio universale e diretto, deve anche rispettare la regola "antiribaltone", in base alla quale se il Presidente viene meno per un qualunque motivo (sfiducia, rimozione, impedimento permanente, morte o dimissioni), sorge in capo ai componenti della Giunta l'obbligo di dimettersi e il Consiglio regionale viene sciolto (simul stabunt, simul cadent). In sostanza, quando cade il Presidente si va a nuove elezioni. Non ci sono alternative.

Posta la normativa costituzionale, vediamo cosa stabilisce quella regionale. Lo Statuto della Regione Lazio ha accolto integralmente la soluzione dell'elezione diretta del Presidente. E, del resto, l'articolo 44 dello Statuto prevede che "Le dimissioni volontarie, la rimozione, la decadenza, l’impedimento permanente e la morte del Presidente della Regione comportano le dimissioni della Giunta regionale e lo scioglimento del Consiglio regionale". Non sembra esserci spazio, dunque, per alcuna forma di "autosospensione". Nè si comprende come possa reputarsi compatibile con le norme appena richiamate l'affermazione secondo cui con tale inizativa si intende "aprire un percorso che porterà alle dimissioni".

Delle due l'una. O Marrazzo si dimette subito o versa in una condizione di "impedimento permanente": in entrambi i casi non c'è alternativa alle elezioni anticipate. E sarebbe bene che la questione si chiarisse al più presto. Le regole vanno rispettate sempre e da tutti, a maggior ragione da parte di coloro che le hanno poste (ricordo che la legge costituzionale n. 1 del 1999 fu varata proprio dal centro-sinistra).

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