Feltri "avverte" Tremonti: fai un passo indietro o arriva Draghi


La campagna di Vittorio Feltri a fianco del Cavaliere tocca oggi il suo punto più "alto", e arriva a minacciare velatamente quello che già di fatto è il numero due del Governo, Giulio Tremonti. Non poteva rimanere impassibile il Giornale di fronte alle bizze del superministro all'Economia e dopo qualche giorno di tentennamento ha finalmente deciso di prendere posizione, "consigliando" a Tremonti di rimanere nei ranghi.

Ripercorriamo velocemente la vicenda. Qualche giorno fa a sorpresa Berlusconi annuncia l'imminente abolizione dell'Irap per le imprese. Tremonti, interrogato a riguardo, risponde stizzito che non ne sa nulla e non gli risulta; al che si scatena una ridda di alleanze e contro-alleanze, culminate nell'espresso appoggio di Bossi al Ministro per scongiurare il rischio-dimissioni.

Per rimanere, e al fine di liberarsi una volta per tutte dalle richiesta economiche dei suoi pari grado in CdM, Tremonti chiede però delle garanzie: vuole essere nominato Vicepremier. Molto probabilmente ciò gli sarà negato, e vedremo se un uomo d'orgoglio come il nostro Giulio accetterà il niet senza battere ciglio. Di fatto già oggi un altro ministro molto considerato come Brunetta gli ha fatto notare che data la sua autorevolezza non ha bisogno di quella carica.

Tornando a Feltri, però, risulta quantomeno anomalo (e studiato) il suo far balenare proprio il nome di Draghi - da sempre odiatissimo da Tremonti - come suo successore al dicastero. Presenzialismo del direttore a parte (ormai scrive editoriali un giorno sì e l'altro pure) con questa mossa si è definitivamente consacrato il destino del quotidiano ad agire come braccio destro del Cavaliere, compiendo in certo qual modo quel lavoro sporco che ai parlamentari Pdl per questioni di facciata non si confà.

Una volta nel Giornale c'erano diverse anime: oltre ai berlusconiani vi si respirava una quota leghista, una cattolica popolare, una di destra nostalgica e una, per niente minoritaria, di anarchismo liberale alla Montanelli. Un esempio di quest'ultima frazione potrebbe essere considerato Filippo Facci, fuoriuscito all'arrivo di Feltri e intervistato proprio stamane dal nostro Giovanni Molaschi.

Sotto Giordano tutte queste anime convivevano senza problemi, ma ora? La radicalizzazione dello scontro politico ha recato in sè questa terrificante eredità che piacerà a qualche tifoso della politica ma non certamente a chi vi scrive. Ormai è Giornale contro Repubblica; Pdl contro Pd senza esclusione di colpi. Gli ultrà cantano e si insultano dagli spalti, e dubitiamo che l'avvento di Bersani cambierà alcunché.

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