Ore 12 - La sfida del Pd di Bersani. Niente è scontato. Neppure per Berlusconi

altroPier Luigi Bersani l’ha detto subito: “Farò il leader a modo mio”. Un monito contro qualcuno (D’Alema o Franceschini e Marino) o un segnale per marcare in positivo il rinnovamento e l’autonomia?

Il nuovo segretario parte dalla buona prova data dal popolo delle primarie Pd e non può “sciupare” questo capitale umano e politico, il cui peso e valore va ben oltre i confini di un singolo partito.

Perché in ballo non c’è solo la prospettiva del piddì chiamato a giocare l’ultima sua carta, dopo essersi mangiato tutti i jolly a disposizione. Qui adesso in palio c’è l’alternanza di governo, c’è il futuro dell’Italia, la stessa democrazia di un Paese vicino al collasso, non solo economico.

Il forte dato delle primarie (arzigogolate e non toccasana ma comunque significative) confermano che gli iscritti del Pd (vale anche per altri partiti?) non sono dei “marziani”.

E soprattutto c’è una forte domanda di partecipazione “diretta” da parte dei cittadini che non si rassegnano a delegare a nessun “padre/padrone”, né tanto a meno a qualche caudillo o sultano, i propri destini e quelli di una nazione come l’Italia. E’ la politica che deve tornare in campo.

L’opposizione (più) forte e (più) intelligente a questo esecutivo, ci vuole. Ma occorre andare oltre, preparando l’alternativa di governo e a Berlusconi in forte difficoltà: sui contenuti (e sulle alleanze) e non sul gossip.

Questa è la scommessa che Bersani deve saper vincere. Per questo avrà con lui un popolo ben più esteso e multicolore di quello pur significativo visto alle primarie.
E’ una sfida che il Pd può vincere se finiscono quella confusione e quella lotta interna senza quartiere che l’hanno portato a un passo dall’estinzione.

I prossimi 100 giorni saranno decisivi. Poi, a marzo, la prova del fuoco delle regionali. Niente è scontato. Neppure per Berlusconi.

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