Si muove la politica. Grazie al Pd di Bersani

Si muove, la politica italiana, si muove. Stavolta è il venticello sollevato dalle primarie del Pd a schiodare una situazione ferma da oltre 15 anni, anchilosata da un bipolarismo rissoso e inconcludente.

Bersani sposta a sinistra (non verso Di Pietro) l’asse del Pd, liberando una parte dell’elettorato centrista, pronto a imboccare la via della costruzione del nuovo “grande centro”. E’ questo il senso politico dell’addio di Francesco Rutelli.

Ma anche il Pdl ne sarà coinvolto (non sconvolto) e non saranno pochi i dirigenti e soprattutto gli elettorali stanchi del berlusconismo e di un partito e un governo con un uomo solo al comando.

Il fallimento non è solo quello del bipartitismo e del maggioritario, soluzioni che hanno “regalato” l’Italia a Berlusconi, ma anche quello del tentativo prodiano di saldare cattolicesimo e comunismo.

I problemi del Paese sono tutti aperti, anzi incancreniti, e c’è l’esigenza di un cambiamento.

Serve un Pd di sinistra riformista che torni a ridare fiducia ai milioni di elettori che hanno dato forfait. E serve un centro moderato moderno, non la vecchia Dc, alleato del nuovo Pd. Altra strada non c’è, se davvero si vuole costruire l’alternativa a Berlusconi e una sana e democratica alternanza di governo. La sfida è stata aperta da Bersani. Ora tocca agli altri. Berlusconi compreso.

Serve una nuova sinistra riformista, un nuovo centro moderato, una nuova destra democratica.

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