Berlusconi "tirato": dopo la scarlattina, la "suina"?

Se Silvio Berlusconi ha preso la scarlattina per la “fifa” dopo il tira e molla sulle minacciate dimissioni del ministro Tremonti, non si può escludere (facendo le corna) che il Cav., vista l’aria che tira, possa beccarsi anche l’influenza “suina”.

I nodi, si sa, prima o poi vengono al pettine. La “soluzione” della cabina di regia ci sta come i cavoli a merenda e rinvia solamente lo scontro con il super ministro dell’economia.

Sul piatto non c’è il destino dell’economia italiana, cui i “duellanti” del Pdl e soci sono poco o niente interessati, bensì il futuro del Cav. (vuole fortissimamente vuole il Quirinale), e quello di Tremonti, Fini, Bossi e compagnia cantante. Quindi non di un piatto di lenticchie si tratta.

Per adesso si gioca ai fianchi, si fa pretattica, si stimola l’avversario per capire come risponde. Insomma, si parla a nuora perché suocera intenda, si gioca di fino (si fa per dire). Ma dopo tanto tuonare, la pioggia arriva e dopo l’afa pure la grandine, con palle di cannone al seguito.

Più o meno il replay del 2004. Gli attori sono gli stessi, il canovaccio si svolge nel medesimo modo e può finire come allora finì: con il ko del Cavaliere.

L’altro nodo, un vero e proprio cappio, è la giustizia che getta la sua ombra (rossa) minacciosa sul premier. Peggio del 1994. “Lui” lo sa, entra telefonicamente a gamba tesa a Ballarò, parla in terza persona “dell’anomalia italiana che non è Berlusconi, ma le toghe rosse”.

Come scrive Antonio Polito sul Riformista sulla vicenda Mills: “Logica vorrebbe che, condannato il corrotto, si condanni anche il corruttore”.

I tempi stringono e non tutte le ciambelle riescono col buco. Anche a Berlusconi.

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