Honduras, accordo tra Zelaya e Micheletti: la crisi sta per finire?

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Il colpo di stato in Honduras, iniziato lo scorso 28 giugno, sembra volgere al termine. Il dialogo tra l'italo golpista Micheletti e il presidente legittimo Manuel Zelaya sembra stia portando ad un accordo. Questo l'annuncio del presidente golpista, rappresentante di interessi di oligarchie potenti e protagonista in questi mesi di una feroce repressione:

Il mio governo ha deciso di appoggiare una proposta che lascia al Congresso Nazionale, con previo assenso della Corte suprema di Giustizia, la decisione o meno sul ritorno a governare di chi lo ha fatto sino al 28 giugno. Esorto il signor Zelaya ad accettare l'accordo, basta scuse, basta retorica, basta giochi politici: il popolo honduregno reclama un accordo.

Già, peccato che questa pomposa affermazione arrivi da parte di chi, dopo aver preso illegittimamente il potere e represso la protesta, si trova in questo momento completamente isolato; a dare un colpo decisivo alla questione potrebbe esser stata anche la visita in settimana di una delegazione statunitense, che ben sappiamo, soprattutto nella componente repubblicana, aver sempre appoggiato questi orrori antidemocratici.

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Zelaya potrebbe accettare, però, vista la situazione di stallo che da troppi mesi va avanti, nonostante i suoi ripetuti tentativi, tra i quali ricordiamo il ritorno in Honduras all'insaputa dei golpisti.

L'accordo offerto da Micheletti è sicuramente molto più vantaggioso per il governo de facto, visto che uno degli otto punti prevede elezioni il 28 novembre, con l'eventuale ritorno di Zelaya quindi solo per un mese.

Zelaya al momento rimane dentro l'ambasciata brasiliana, e si attende una sua risposta. Una settimana fa si era arrivati ad una nuova rottura, ora sembra un accordo sia possibile.

Certo è che si arrivasse a questo tipo di soluzione sarebbe una armistizio temporaneo, vista la frattura profonda all'interno del paese, dopo questi mesi che hanno visto torture e omicidi di sostenitori pro Zelaya e rappresentanti sindacali.

E poi chi lo spiega alla popolazione che bisogna tornare a votare perchè per alcuni il presidente legittimo non andava bene? E, soprattutto, per volontà di chi a Zelaya è stato impedito di svolgere il suo mandato da presidente?

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