Casini vuole emulare Craxi e cerca il 14%. Ma Bettino non era "sor tentenna"

Chi lo conosce bene lo definisce “cagasotto”, più gentilmente l’uomo dello “stop and go”. Per questo motivo, i più diffidano di Pierferdinando Casini: politico serio, di buon intuito ma “sor tentenna”.

Ma il leader centrista stavolta parte col buzzo buono e volta pagina, spinto dall’uscita di Francesco Rutelli dal Pd (“Il primo atto di discontinuità nel centrosinistra”), punta diritto ad andare oltre l’Udc. Un partito nuovo che alle prossime politiche, parola di Pierferdy: "può raccogliere cinque milioni di voti, raggiungere il 14 per cento". La percentuale che permise al Psi di Bettino Craxi di “conquistare” l’Italia.

Casini prevede in tempi brevi l’uscita dal Pd di molti delusi e anche uno smottamento nel Pdl: il primo forfait lo darebbe l’ex ministro Beppe Pisanu.

L'ex presidente della Camera però ribadisce di non avere fretta perché “Chi vuole dare la spallata a Berlusconi rischia di rompersi le ossa”. E incalza: “Il bipolarismo che ha consegnato alla Lega da un lato e a Di Pietro dall’altro le chiavi della politica italiana non è più un valore da difendere, ma un ingombro per gli italiani che ragionano”.

Ma non è ancora giunto il tempo per il redde rationem. “La prospettiva –assicura Pierferdy- è quella della fine legislatura quando Berlusconi sarà chiamato a dar conto non ai giudici ma agli italiani sulle promesse mancate”. Non fa una grinza.

Ma in politica, anche i tempi contano e sono un valore. Da qui alla fine della legislatura tutto può accadere. Anche che il Cav, perda i capelli, ma non il potere.

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