Stefano Cucchi: Ignazio La Russa difende i carabinieri. Già dimenticata la vicenda di Piero Marrazzo?



Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.

Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.

L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.

Non tutti riescono a fare tutto senza errori. A volte, sembra quasi ridicolo sottolinearlo, sbagliano anche le forze dell’ordine. Per questo motivo, forse, l’atteggiamento adottato sulla vicenda da Angelino Alfano e Roberto Maroni, rispettivamente Ministro della Giustizia e degli Interni, è stato più prudente.

Entrambi senza schierarsi, e di questo bisogna dargliene atto, hanno auspicato la risoluzione delle indagini quanto prima.

Di parere analogo anche Filippo Rossi, direttore del magazine on line realizzata dalla Fondazione FareFuturo di Gianfranco Fini, secondo il quale verità e legalità devono valere per tutti.

“Uno Stato democratico – sostiene Filippo Rossi - non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un codice non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale”.

Come dargli torto.

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