Rassegna stampa estera: lo scudo fiscale visto dalla Svizzera


La battaglia finanziaria e diplomatica tra Italia e Svizzera scatenata dallo scudo fiscale ha attirato - come prevedibile - l'attenzione di quasi tutti i media elvetici.

Tra tutti, si segnala per interesse l'articolo pubblicato l'altroieri da www.tio.ch, che si autodefinisce "il portale della Svizzera italiana", il quale mette in evidenza i possibili rischi della battaglia in corso per molti italiani, tra cui uno in particolare:

La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick (giornale svizzero in lingua tedesca, ndt) un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick

Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest"

Swissinfo si è invece concentrato sulle possibile ripicche che potrebbero coinvolgere i lavoratori italiani nella Repubblica Elvetica:

Molte delle 70.000 persone di cittadinanza italiana che vivono nel meridionale Canton Ticino sono disorientati dalle leggi emanate da Roma, stando a Mauro Baranzini, un professore di Economia all’Università di Lugano.“C’è risentimento. Credono che lo scudo fiscale sia solo un mezzo usato dal Governo Italiano che non sa cos’altro fare per ridurre il suo deficit” ha dichiarato a swissinfo.ch. Baranzini ha aggiunto che le autorità cantonali inviano in Italia il 40 per cento delle tasse raccolte dall’imposizione fiscale sui 55.000 lavoratori italiani che quotidianamente passano il confine per lavorare in Svizzera. L’umore generale in Svizzera si è incupito questa volta per via della rimarcata crociata globale contro l’evasione fiscale che ha stretto d’assedio il paese. La Svizzera è già stata obbligata a promettere una cooperazione più stretta con altre amministrazioni fiscali e a consegnare i dati dei clienti della banca UBS agli Stati Uniti. Molti Svizzeri interpretano tutto ciò come un attacco alla sovranità dello stato da parte di paesi gelosi in un tentativo disperato di dissimulare i propri guai con una iniezione facile e immediata di denaro in contanti e per deviare il biasimo per i propri fallimenti. La rabbia è stata ulteriormente aumentata dal linguaggio usato in Italia. Il ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, ha parlato di “essiccare completamente il settore bancario di Lugano”.Le misure italiane rappresentano una minaccia diretta al lucroso settore bancario nella più grossa città del cantone

Il quotidiano in lingua italiana La Notizia ha invece parlato di "Svizzera preoccupata per i comportamenti dell'Italia", criticando le scelte del nostro governo in confronto con quelle di altri paesi:

Preoccupazione. Per i toni, i provvedimenti, le parole e i modi. Questa, in sostanza, la posizione del governo svizzero nei confronti dello scudo fiscale italiano. (..) Il presidente della confederazione Hans-Rudolf Merz si è infatti detto «preoccupato» dagli «attacchi» che le autorità italiane stanno attuando da settimane nei confronti della piazza finanziaria elvetica. Un chiaro riferimento al condono fiscale, ma anche alle dichiarazioni reiterate più volte dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, che recentemente ha paragonato la confederazione alla caverna dei quaranta ladroni di Ali Babà. Berna, ha detto Merz, dopo aver appreso di essere stata inserita nella black list italiana dei paradisi fiscali, «sta valutando la situazione». Tale black list costringe i correntisti italiani che vogliono giovarsi dello scudo fiscale a dover reimportare le liquidità in Italia senza poterle regolarizzare in Svizzera. Ciò vuol dire sottrarre alle banche elvetiche molti milioni di franchi (anche se circa il 50% rientrerà tramite le filiali italiane delle banche svizzere).La scelta italiana, quindi, è sia politica sia economica e non può che allarmare le diplomazie in gioco. Nella sua dichiarazione, il presidente è poi entrato nel dettagio: «noi siamo aperti al dialogo con l’Italia», ma «la Svizzera non deve figurare su nessuna black list».«Secondo quanto desiderato dall’Italia, ha poi proseguito Merz, la Svizzera «ha già proposto» l’allentamento del segreto bancario, ma «la palla è ora del governo italiano», più volte criticato dall’opposizione di sinistra per la propria posizione attendista e al contempo ruvida.In sostanza, il governo elvetico ha proposto la rinuncia al proprio segreto bancario ma il ministro Giulio Tremonti non ha ancora risposto, rimanendo al palo mentre il resto del mondo stipulava nuove convenzioni: 12 quelle già approvate, varie altre quelle in discussione. E ora propone la linea dura. Una scelta bollata da molti osservatori internazionali come azzardata e improduttiva, soprattutto nel lungo periodo

Da leggere sullo stesso argomento:

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Tsr.info.ch: Fisco italiano: richiesto contrattacco federale

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