Leggiamo la Costituzione: si tratta di un manifesto comunista? (Terza parte)

Falce e martello

[Prima parte, seconda parte]

Per quanto riguarda le norme relative ai diritti e agli obblighi fondamentali dei cittadini, contenute nel capitolo X della Costituzione dell'URSS, le somiglianze con la Costituzione italiana del 1947 sono solo apparenti. Nella formulazione di tali previsioni, in effetti, il modello russo ebbe una qualche influenza sui Costituenti. E, tuttavia, nel quadro normativo complessivo della nostra Carta repubblicana, le norme sui diritti e sui doveri assumono un significato profondamente diverso da quello che formule a prima vista analoghe avevano nella Legge fondamentale sovietica del 1936. Vediamo perchè.

Ai cittadini dell'URSS la Costituzione di Stalin riconosceva il diritto al lavoro, vale a dire il "diritto di ricevere un lavoro garantito e retribuito secondo la quantità e la qualità [delle loro prestazioni]", il diritto al riposo, il diritto all’assistenza materiale durante la vecchiaia (e in caso di malattia e di perdita della capacità lavorativa), il diritto all'istruzione. Essa, inoltre, prevedeva la parità tra uomo e donna e l'assoluto rispetto del principio di eguaglianza sostanziale. In altri termini, la Costituzione sovietica prescriveva una tutela molto forte dei cosiddetti "diritti sociali", che assumevano (e tuttora assumono) la forma di "libertà positive" (anche dette "libertà nello Stato").

Anche la nostra Costituzione, in ossequio al principio di eguaglianza sostanziale, riconosciuto dal secondo comma dell'articolo 3, riconosce i diritti sociali: il diritto alla salute (articolo 32), il diritto all'istruzione (articolo 34), il diritto al lavoro (articoli 4, 35 e 36), ecc. Tali diritti hanno la forma delle "libertà positive" poiché i pubblici poteri devono intervenire fornendo i mezzi necessari per il loro pieno esercizio (ospedali, scuole, ecc.). Ma gli interventi in questione si devono muovere sempre all'interno di un sistema economico "misto", che riconosce la libera iniziativa economica e la proprietà privata. Il che non avveniva ovviamente nell'ordinamento dell'Unione sovietica. E, difatti, la Costituzione staliniana prevedeva, ad esempio, che il diritto al lavoro sarebbe stato assicurato "dall’organizzazione socialista dell’economia nazionale".

Le differenze più evidenti, in ambito di diritti, si percepiscono, tuttavia, riguardo alle norme concernenti le cosiddette "libertà negative", ovverosia i diritti inviolabili dell'uomo che si traducono in pretese negative nei confronti dello Stato, pretese a che lo Stato non impedisca l'esercizio delle stesse libertà. Tra queste rientrano, ad esempio, la libertà personale, la libertà di domicilio, la libertà di riunione, la libertà di associazione, ecc.

La Costituzione sovietica riconosceva ai cittadini la libertà di parola, la libertà di stampa, la libertà di riunione e di comizi, la libertà di cortei e manifestazioni di strada e il diritto di unirsi in organizzazioni sociali, purchè tali libertà fossero esercitate "in conformità con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di consolidare il regime socialista". Tutti i diritti di libertà erano riconosciuti solo ed esclusivamente in quanto utili alla causa socialista.

Nessuna limitazione del genere è prevista, invece, dalla nostra Costituzione nella disciplina dei diritti di libertà: gli articoli 13 e seguenti della Carta riconoscono le libertà inviolabili in sé e per sé, senza funzionalizzarle ad alcun principio superiore, nemmeno a quello democratico. I diritti dell'uomo ricevono tutela, nella nostra Costituzione, solo in quanto indefettibili espressioni della dignità umana. (Continua...).

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