Ore 12 - Casini fra Berlusconi e Bersani. Chi offre di più?

altroE’ un doppio tavolo, quello su cui Pier Ferdinando Casini gioca in una posizione “terza”.

Ieri il leader dell’Udc si è visto per più di un’ora con Pier Luigi Bersani, poi sarà la volta di Silvio Berlusconi. Casini è tornato sotto i riflettori e soprattutto sta rientrando nel gioco politico che conta.

L’Udc resta un partito ambiguo nella linea politica e “sgangherato” nella struttura, con buona parte dei suoi dirigenti (specie a livello territoriale) che non vede l’ora di rientrare fra le braccia del Cavaliere. Magari nella logica del “figliol prodigo”.

Ma il vento che soffia sembra portare i centristi in quella “terra di mezzo” inutilmente cercata a suo tempo del “ribelle” Marco Follini, oggi fiera ammansita nello zoo del Pd.

Sia a Bersani che a Berlusconi Casini ripete il solito disco: “La strada maestra è andare da soli, le alleanze saranno le eccezioni”. Poi però con una mano lancia il guanto di sfida per una corsa “solitaria” e con l’altra tratta alleanze e spartizioni. Alla fine la realtà sarà esattamente l’opposto di ciò che prefigura Pierferdi, con le alleanze che da accezioni si tramuteranno in regola.

Perché? L’Udc è in costante crescita nei sondaggi e quindi sempre più appetibile per i due schieramenti che, quasi ovunque, senza il partito centrista perderebbero.

E’ vero, quelli dell’Udc sono interlocutori scomodi. Ma solo perché, presa la mano, puntano subito al braccio. E non si accontentano. L’Udc vuole fare delle regionali il proprio trampolino di lancio: più poltrone, più potere per puntare alla realizzazione del nuovo partito di centro e giocarsi il tutto per tutto alle elezioni politiche.

A questo punto, con le fibrillazioni di Fini e anche della Lega, Berlusconi prometterà a Casini mari e monti. Ma Casini, da “vecchio” diccì, sa come andare a prendersi il lardo senza rimetterci lo zampino.

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