Immunità parlamentare: perchè Minzolini e Berlusconi non riusciranno a convincere gli italiani


Dell'irrituale (per usare un eufemismo) editoriale televisivo pro-ritorno dell'immunità parlamentare di Augusto Minzolini si è parlato sia su queste pagine che su TvBlog. Tra le varie prese di distanza manca a mio avviso una constatazione fondamentale: il tentativo del direttore del Tg1 (e di chi dietro di lui coltiva questo genere di aspirazioni) è votato al fallimento.

Può essere, infatti, che si arrivi davvero ad un ritorno dell'immunità parlamentare: se i numeri in parlamento lo consentono, (quasi) tutto è possibile. Quello che è invece impossibile è ottenere il consenso dell'opinione pubblica italiana su un ritorno al passato di questo genere. Vediamo perchè.

Nella psicologia della nazione, Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica hanno costituito un punto di svolta irreversibile. Prima di allora, lo abbiamo visto in un recente sondaggio, anche presidenti del consiglio non propriamente immacolati come Giulio Andreotti godevano della fiducia della maggioranza della popolazione. Dopo, un crollo devastante, di almeno 10 punti.

La scarsa fiducia verso i politici e l'avversione verso lo Stato, già presenti nei primi 40 anni della Repubblica, sono diventati dopo il '92 -'93 IL tratto caratterizzante del rapporto degli italiani con la cosa pubblica. Una conferma tra le tante? Il nostro sondaggio di ieri su "Sesso, droga e palazzi del potere".

Lo stesso Berlusconi - ma anche la Lega Nord e l'IdV - devono molto del proprio successo alla capacità di cavalcare tali sentimenti, in cui si mescolano giuste rivendicazioni e pura antipolitica. La concentrazione dei media nelle mani del premier rende infatti al massimo quando i messaggi trasmessi sono in sintonia con sentimenti già presenti tra il pubblico.

Per contro, una campagna come quella pro-immunità parlamentare, in totale contrasto con il disgusto ormai radicatissimo degli italiani nei confronti della politica, ha veramente scarsissime possibilità di dare qualche frutto.

La maggioranza degli elettori era già contraria al Lodo Alfano, nonostante tutti i discorsi sulla "volontà popolare tradita" che alla sua bocciatura sono seguiti. Difficilissimo che gli italiani cambino idea proprio ora, nel momento in cui non si parla d'altro che dei legami tra Cosentino e la camorra, del caso Marrazzo e di "chiappe d'oro". Chi lo pensa, ha fatto male i propri calcoli.

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