Nicola Cosentino: santo o camorrista?

La domanda, presa in prestito il titolo del film sul sindacalista americano Jimmy Hoffa, sorge spontanea leggendo le prime pagine che alcuni quotidiani oggi in edicola dedicano agli sviluppi giudiziari della vicenda del sottosegretario Nicola Cosentino (Pdl).

Almeno di quelli più "schierati" e meno paludati. L'Unità, ad esempio, ricorda quel dicembre 2008 quando Silvio Berlusconi, di fronte alle prime voci sul coinvolgimento di Cosentino con affari poco edificanti legati al Sistema, chiuse ogni confronto con un netto "Garantisco io". Diverso l'approccio del Giornale di famiglia, che sceglie di cavalcare l'onda nauseabonda della giustizia ad orologeria con un "Elezioni in vista: scattano le manette. Mandato d'arresto nel governo".

Ovviamente meno clemente Il Fatto, che spara una "Camorra di governo" sopra una foto di Cosentino abbracciato al premier. Libero sceglie di giocare sull'ironia, titolando (sopra una orribile vignetta che anche oggi adorna la prima pagina) "Più manette per tutti", cercando di infondere il terrore di un'ondata di arresti legati a "Inchieste a raffica" con un "tam tam dalla procure che sembra quello di Tangentopoli".

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