Caso Cosentino: le carte e i nomi. Landolfi, Bocchino e Coronella chiamati in causa dai pentiti


Ieri vi abbiamo anticipato la richiesta di arresto per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Oggi sono state rese note le carte e i verbali su cui si basano le accuse. Visto che cominciano a spuntare nomi grossi vediamo di fare il punto della situazione. Una premessa: tutto il castello accusatorio si basa sulle deposizioni di pentiti di mafia, dunque - come ha detto anche Marco Travaglio nel corso di Annozero - vanno prese con le pinze. Ma gli inquirenti sono giunti a una conclusione e questo è un fatto. Vediamo il tutto.

I collaboratori di giustizia sono sei, tra i quali il ruolo di primattore spetta all'imprenditore Gaetano Vassallo, che si definisce legato alla cosca dei Bidognetti. Quest'ultima è una delle due grandi famiglie che in questa vicenda formano la galassia dei casalesi. La seconda è quella degli Schiavone. Le parole di Vassallo:


    «Ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raf­faele (...) riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Genna­ro Coronella e Lan­dolfi (tutti Pdl, NdR) facevano parte del 'nostro tessuto camorristico'»

Ma quando si decide di costruire il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa (zona di pertinenza degli Schiavone):

    «L’onore­vole Cosentino mi spiegò quali erano le ragioni della mia esclusione dal consor­zio. Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei casalesi si erano focalizzati, per quanto riguarda il tipo di attività in questione, nell’area geografi­ca controllata dagli Schiavone (...) e che pertanto il gruppo Bidognetti era stato 'fatto fuori' perché non aveva alcun po­tere su Santa Maria La Fossa. Ne deriva­va la mia estromissione. In poche parole l’onorevole Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dal clan dei casalesi».

Le dichiarazioni di Vassallo si incrociano in qualche modo con quelle di Michele Orsi, nella sua deposizione del 2007 riguardo alle attività della Eco4, la discussa azienda nata per smaltire i rifiuti casertani, della quale Cosentino era gestore e padrone:


    «Circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero ope­rate per la Eco4 erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politi­co- elettorali, richieste da Valente (Giu­seppe Valente, presidente del consorzio; ndr ), Cosentino e Landolfi (...) Ricordo ad esempio le assunzioni di Picone Nico­la, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, en­trambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzio­ne di due nipoti del Cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate»

Telefonata di Berlusconi a Cosentino a parte (gli avrebbe detto di "tenere duro" ma non vi sono prove che la cosa sia avvenuta veramente), registriamo le reazioni a caldo di Bocchino e Landolfi, entrambi esponenti di spicco del Pdl, area An.

Bocchino: «Quella citazione del mio nome è un fatto incidentale. Credo sia solo per­ché sono tra i quattro politici eletti lì. Ma io nemmeno vivo sul territo­rio come gli altri. Sto a Roma. Non ho mai conosciuto questa gente, mai frequentati, mai chiesto un’assunzio­ne al consorzio di bonifica. Sono na­to ad Aversa, ma a 10 anni sono stato a Perugia. Da portavoce di Pinuccio Tatarella venni eletto lì come ester­no, ma non faccio parte di quel terri­torio ».

Landolfi: «Vassallo è un cocai­nomane. Lo ha detto lui stesso. E non ha mai avuto l’onore di guardar­mi in faccia». E ancora: «Ad affidare l’appalto dei rifiuti direttamente alla Eco4 non è che so­no stato io. E nemmeno Cosentino. Ma è stato il commissario straordi­nario di governo di allora: Antonio Bassolino»

Tutto vero. E infatti proprio qui rischia di (ri)aprirsi un secondo filone d'inchiesta, poiché fu proprio la giunta Bassolino, nella persona del vice-commissario straordinario ai rifiuti (vice di Bassolino stesso) Giulio Facchi, a firmare l'ordinanza. Già chiamato a testimoniare sulla vicenda, il governatore aveva detto di "non spiegarsi il motivo della decisione", ma con la riapertura del caso non è escluso che venga richiamato a deporre.

Ma non è l'unico a tremare. Si fanno altri nomi grossi, a destra e a sinistra, sui quali vi relazioneremo a breve.

Nella foto: Cosentino e Landolfi

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