Beppe Grillo, continua il pressing di Bersani: "Un governo di cambiamento"


Gli otto punti che Pierluigi Bersani vuole proporre al Movimento 5 Stelle erano tutto tranne che una ricostruzione giornalistica, visto che oggi, in un'intervista a Repubblica (qui l'articolo in pdf), il segretario del Pd li ripete pari pari: basta con l'austerità, dimezziamo il numero dei parlamentari, abbattiamo gli stipendi, norme anticorruzione, conflitto d'interessi e pochi altri. Bersani, quindi, non si arrende, e continua nel suo pressing su Beppe Grillo per convincerlo a dare il via libera ai suoi parlamentari che - si è capito - all'accordo col Pd ci starebbero anche.

"Morto che parla", "Che votino loro la fiducia a un Governo a 5 Stelle", le provocazioni del blogger non colpiscono il segretario, che tanto ormai ha deciso, come dice lui, di "fottersene dell'orgoglio (come Vasco)" e continuare per la sua strada.

"Gli lancio questa sfida. Il governo del cambiamento che propongo non risponde solo al sentire del suo popolo, ma anche del mio. Finora il suo slogan è stato "tutti a casa". Bene, adesso che dentro la casa c'è anche lui, dica con chiarezza se se ne vuole andare o se la vuole ristrutturare".



E se Grillo continua a parlare di "votare legge per legge"? In questi giorni in tanti stanno cercando di recapitargli il messaggio su come funzionano le cose a livello istituzionale e perché la sua proposta semplicemente non si può far funzionare. Ci prova anche Bersani:

"Leggendo la nostra costituzione, votare legge per legge non è sufficiente, perché un governo nasce con un voto di fiducia o non nasce per niente. Ora sta lui a scegliere. Il cambiamento non lo fai con quelli che della torta vogliono mangiare solo la ciliegina".

Metafore a parte, la questione è chiarissima. Com'è altrettanto chiaro che il segretario del Pd della grande coalizione con Berlusconi non ne vuole sapere.

"In questi anni, Berlusconi, di ore della responsabilità ne ha avute a bizzeffe. E le ha mancate tutte. La responsabilità lui non la concepisce al di fuori degli interessi suoi e dei suoi. Dunque, lo voglio dire con assoluta chiarezza: l'ipotesi delle larghe intese non esiste e non esisterà mai".

Ma qualche errore lo ammette, Bersani? Che cosa ha fatto sì che una vittoria che doveva giungere senza problemi si sia poi trasformata in una disfatta andata solo a un passo dalla catastrofe?

"Si può dire che non siamo riusciti ad evitare che il fenomeno del voto del disagio e della protesta ci venisse in casa. Ma non mi si venga a dire che non avevamo visto il pericolo. Se non l'avessi visto non avrei fatto le primarie, mettendomi in gioco, e non avrei fatto le parlamentarie. E oggi lo tsunami non l'avremmo preso di striscio, ma in piena faccia. Se abbiamo un Parlamento tutto nuovo il grosso del merito è nostro: il 42% dei nuovi sono donne, e su 340 deputati dei nostri eletti alla Camera io ne conosco al massimo il 10%"

Ok, quindi il Pd aveva colto l'ansia di rinnovamento che circolava. Ma almeno Bersani ammette che il rincorrere un'alleanza con Mario Monti in piena campagna elettorale non sia stata la più brillante delle idee...

"È innegabile che la necessità di non rompere con Monti ci ha condizionato. E in questo condizionamento qualcosa abbiamo pagato".

Immagine | Spinoza.it

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