Bersani gioca (male) le prime carte. Grillo rifiuta i 42 milioni e "apre" a Napolitano

La matassa è ingrovigliata e non resta che sperare in “San” Giorgio, forse l’unico capace di indicare una prospettiva che scongiuri il caos finale dopo lo scossone delle urne. Ma spetta per primo ai partiti, soprattutto al Pd, giocare la prima carta. A dire il vero Pierluigi Bersani pare aver ripreso coraggio e in una intervista a Repubblica ribadisce il “no” all’ipotesi di governissimo con Berlusconi lanciando una proposta basata su 8 punti per la fiducia con chi ci sta: “Un governo di cambiamento che mi assumo la responsabilità di guidare”.

Già, ma chi parla e chi comanda nel Partito Democratico? Bersani dice una cosa e altri suoi galletti ne dicono altre. Al telegiornale, Fassina rilascia una dichiarazione che più che un’esca per far abboccare gli avversari ha il sapore di un autogoal. Secondo il dirigente del PD l'unica scelta possibile per Bersani è un'alleanza con Grillo. Se Grillo si tira indietro, l'unica via d'uscita sono le elezioni anticipate. Cos’è, se non una sortita senza capo né coda, che toglie qualunque spazio d'azione politica al PD?

“Fassina – come avverte l’acuto Ottaviano Del Turco dal suo forzato “esilio” per le note e contraddittorie vicende giudiziarie - si è già candidato al ruolo che fu di Turigliatto della legislatura che portò al fallimento di Prodi”.

Intanto Grillo si muove bene nei suoi primi passi da “politico” legittimato dalle urne. Il M5S ha un piano articolato sulla Giustizia e coglie al volo l’opportunità di sparigliare nel bubbone dei costi della politica rifiutando i 42 milioni di rimborsi elettorale: “Li consideriamo una refurtiva”. Non solo.

Grillo, dopo i paroloni del passato sul Colle, ha cambiato tono e passo cercando in Napolitano un punto di riferimento (l’unico) capace di tenerlo collegato con le istituzioni non nell’ottica di nuovi inciuci ma per cercare più forza nella azione di demolizione della vecchia politica. Insomma, Grillo spara su Bersani ma sa che non può procedere a testa bassa contro tutto e tutti, e il Capo dello Stato può – in un certo modo – fargli da spalla e non isolarlo anche agli occhi dell’Europa impaurita.

Anche Napolitano sta al gioco, sa bene che il responso delle urne impone non solo il dialogo con tutti, ma la ricerca di un contatto da gestire con le pinze con il vero trionfatore di queste elezioni scassatutto. Alzare oggi un muro contro il M5S può portare il Paese in quel vicolo cieco oltre il quale c’è solo l’abisso.

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