Beppe Grillo e il codice del parlamentare del Movimento 5 Stelle


Beppe Grillo in Parlamento non c'è, ma il controllo sul suo Movimento 5 Stelle lo vuole tenere ben stretto. Per riuscire in un'impresa che potrebbe essere meno semplice del previsto, il blogger ha messo a punto un codice di comportamento per parlamentari del Movimento 5 Stelle, diffuso sul suo sito. I punti sono tanti, circa una ventina, abbiamo raccolti i più importanti.

I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi.

I parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di “onorevole” e optare per il termine “cittadina” o “cittadino”
Rotazione trimestrale capogruppo e portavoce Camera e Senato con persone sempre differenti, la scelta dei capogruppo sarà operata dai gruppi di Camera e Senato

Evitare la partecipazione ai talk show televisivi

Il parlamentare eletto dovrà dimettersi obbligatoriamente se condannato, anche solo in primo grado, nel caso di rinvio a giudizio sarà invece sua facoltà decidere se lasciare l’incarico

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo.



Il punto più simpatico è quello del "rifiuto di farsi chiamare onorevole". Soprattutto perché sostituito con quel "cittadino" che ci rimanda ai tempi dei sanculotti e della Rivoluzione Francese. E considerando che ogni tanto Beppe Grillo è parso un novello Robespierre, la cosa torna anche. Tra i punti invece più importanti dal punto di vista politico c'è il "divieto di alleanze". Il che non significa che l'M5S non potrà condividere anche costantemente battaglie con questo o quel gruppo parlamentare, ma che la cosa dovrà essere sempre giustificata da un obiettivo condiviso. E mai fatta per "amor di alleanza".

Dell'indennità parlamentare e della puntuale rendicontazione già si sapeva, e ci mancherebbe altro, per parlamentari che hanno fatto della trasparenza e dei tagli ai costi il loro cavallo di battaglia. Mentre persiste la partecipazione ai talk show, i parlamentari renderanno conto delle loro mosse solo via YouTube. A parte il fatto che la cosa è davvero discutibile, visto che ora che sono parlamentari della Repubblica sarebbe il caso che i grillini si confrontassero con gli altri politici anche nei salotti dell'informazioni (per quanto pieni di difetti), ma sarà probabilmente anche molto difficile riuscire a farlo rispettare, questo comandamento. Alle luci della ribalta, soprattutto se ti inseguono, è difficile dire di no.

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