Ore 12 - Fini tira la corda e Berlusconi spera che si spezzi

altroIl titolo di stamattina del Giornale “Siamo nelle mani di Fini” non è l’esternazione quotidiana e fuori dalle righe di Vittorio Feltri.

La clava di Feltri, autonoma fin che si vuole ma pur sempre al soldo del Cavaliere, è esplicativa del fragile patto sulla giustizia che tiene alta la tensione nel Pdl e scuote la maggioranza.

Ma a Silvio Berlusconi, giocatore avveduto e senza scrupoli, non dispiace che la corda così tesa possa alla fine spezzarsi, portando diritti alle elezioni politiche anticipate. Cioè alla resa dei conti definitiva con i “nemici” interni ed esterni.

La “grana” sulla giustizia è la più spinosa ma anche quella delle candidature per le regionali, non è da poco, a cominciare dalla bomba ad orologeria dell’affaire che ha “strozzato” il sottosegretario Cosentino. Il tentativo del ripristino dell’immunità parlamentare, poi, è la ciliegina sulla torta, o meglio, un’arma per beffare la gente e infangare le istituzioni.

Il premier giura di non voler andare alle urne. E Fini, bollato dal ministro Bondi: “un conformista come gli ex comunisti”, finge di credergli. L’ex leader di An è diventato il “simbolo” di chi nel Pdl e nella maggioranza è in forte e crescente disagio.

Il Pdl non è un partito con un progetto politico chiaro, ma un partito che vive e asseconda le volontà del suo padre/padrone. Idem per il governo.

Intanto cresce il grande gelo fra Palazzo Chigi e Quirinale. E la temperatura continua a calare. Non solo quella atmosferica. Il tempo, si sa, è capace di tutto. Anche Berlusconi.

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