Stop alla banda larga: il governo ha interesse a ostacolare l’autocomunicazione di massa dei cittadini?


Il congelamento degli 800 milioni di euro di investimenti statali nella banda larga ha causato malcontento tra tutti coloro che, nel paese, dipendono da Internet per il proprio lavoro quotidiano, come hanno ben documentato le centinaia di mail di protesta ricevute da “Repubblica” in questi ultimi giorni.

Più in generale, anche i sassi sanno che il digital divide italiano (siamo tra gli ultimi in Europa per infrastrutture e per uso della rete) costituisce un potente freno allo sviluppo del paese, proprio in un momento in cui sarebbe necessario rilanciare l’economia in settori innovativi.

Perché allora tante resistenze a investire nel futuro? Una parte di spiegazione potrebbe essere ricercata nel ruolo che i nuovi media svolgono nella formazione delle opinioni politiche dei cittadini. Da questo punto di vista, il governo potrebbe a ben vedere avere un certo interesse a mantenere il nostro tasso di accesso ad Internet tra i più bassi d’Europa.

Come ha infatti spiegato magistralmente Manuel Castells nel suo recente saggio “Comunicazione e potere” (qui la recensione di polisblog), l’ingresso nell’era di Internet porta con sé una rivoluzione nel modo in cui si relazionano politica, media e cittadini, aprendo sempre più spazi a quella che definisce “auto comunicazione di massa”. Infatti:

Tanto negli USA quanto nel mondo in generale, emerge un trend che differenzia i cittadini per età, con la coorte più giovane che riceve informazioni da una varietà di fonti, spesso via Internet, mentre la popolazione degli ultratrentenni sembra continuare a seguire i mass media tradizionali

Il problema è che mentre i media tradizionali sono molto più facili da controllare (e l’Italia è un esempio eccezionale da questo punto di vista)..

Internet resta l’ambito elettivo per i messaggi non controllati e che ampliano il raggio delle fonti di informazione e di disinformazione, introducendo una minore credibilità in cambio di una maggiore diversità

Ne abbiamo avuto un esempio qualche settimana fa quando, proprio su queste pagine, abbiamo notato come la quota di italiani che ritengono “in pericolo” la libertà di stampa sia massima tra i giovani (la fascia con più accesso ad Internet), per poi scendere progressivamente passando alle coorti più anziane, fino a toccare il suo valore minimo tra gli ultrasessantacinquenni (presumibilmente anche i più ancorati ai media tradizionali).

Se dunque, come questi dati e queste riflessioni tendono ad indicare, la maggiore esposizione ad Internet tende ad allargare il numero delle fonti a far sviluppare un’attitudine più critica da parte dei cittadini nei confronti dell’informazione più “ufficiale” e "controllata", si capisce meglio come un miglioramento dell’accesso alla rete non rientri assolutamente tra gli interessi di questo governo.

Una buona parte del castello di carte del berlusconismo si regge infatti – può sembrare banale ricordarlo – sul controllo sempre più stringente dei media tradizionali, specie la TV. Per questo è improbabile che dalle parti di Palazzo Chigi si stiano stracciando le vesti per il crescente digital divide italiano. Anzi.

Foto | Flickr.

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