Presidente del Senato 2013 è Pietro Grasso con 137 voti

18.35: Pietro Grasso è Presidente del Senato. Scatta l'applauso a Palazzo Madama, nonostante il richiamo ad attendere il risultato definitivo. Il senatore del Pd ha ottenuto 137 voti, 12 in più di quelli a disposizione della coalizione di Centrosinistra.

16 marzo 2013, 17.30: sarà con ogni probabilità Pietro Grasso il Presidente del Senato che emergerà dalla quarta tornata di votazioni al Senato, dopo il ballottaggio con Renato Schifani. Difficile, infatti, che il candidato del Pdl possa farcela, visto che il Centrosinistra ha una maggioranza relativa che non dovrebbe essere compromessa dalla scheda bianca dei montiani e dal voto bianco, nullo o pro-Grasso (stando a quanto si apprende) del Movimento Cinque Stelle.

15 marzo 2013: occhi puntati su Palazzo Madama. Chi sarà eletto Presidente del Senato? E quando avverrà l'elezione?

Interrogativi che troveranno risposta oggi o comunque nei prossimi giorni. Difficile, comunque, che nel corso della prima seduta si pervenga ad un'elezione.

Presidente del Senato: come si elegge, compiti e poteri


È la seconda carica dello Stato dopo il Presidente della Repubblica, di cui può fare le funzioni in determinati casi. Rappresenta il Senato, regola l'attività di tutti i suoi organi e modera le discussioni in aula, affiancato dai vice.

Come viene eletto? Per l'elezione del Presidente del Senato è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea nei primi due scrutini. Qualora si arrivi al terzo scrutinio senza risultato, da qui in poi basta la maggioranza assoluta dei presenti. Se anche in questo caso nessuno è stato eletto, si passa al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti nel terzo scrutinio, e viene eletto quello che ottiene la maggioranza relativa. In caso di parità, viene eletto il più anziano. L'elezione si tiene il giorno della prima seduta del nuovo Senato, e nella seduta successiva si passa a eleggere quattro vicepresidenti, di solito suddivisi equamente tra i maggiori partiti di maggioranza e opposizione.

Le elezioni più incerte di un presidente del Senato sono state quelle del 1994 (il pressoché sconosciuto Carlo Scognamiglio del centrodestra venne preferito dopo diversi scrutini e per un solo voto al veterano Giovanni Spadolini) e soprattutto nel 2006 con la sfida tra Franco Marini e Giulio Andreotti, primo banco d'esame per la fragile maggioranza del secondo governo Prodi.

Oltre a regolare le funzioni del Senato, il Presidente viene consultato dal capo dello Stato prima di sciogliere le Camere. L'articolo 86 della Costituzione stabilisce che il Presidente del Senato esercita le funzioni del Presidente della Repubblica quando questi non possa adempierle. Non si tratta solo di malattia o morte, ma anche di lunghi viaggi all'estero: è il caso, per esempio, del viaggio in Cina del 2010 di Napolitano, con Renato Schifani che ha esercitato le funzioni del Capo dello Stato fino al suo ritorno.

Anche se non è espressamente citata nella Costituzione, la carica di Presidente Supplente viene svolta dal Presidente del Senato per lunghe assenze, malattia (Cesare Merzagora sostituì Antonio Segni, gravemente malato, prima delle dimissioni) o dimissioni anticipate. Fanfani rilevò le funzioni di Leone, Cossiga quelle di Pertini e Spadolini quelle dello stesso Cossiga. L'ultimo fu Nicola Mancino che fece da supplente tra Scalfaro e Ciampi. La supplenza non è obbligatoria: Ciampi per esempio si dimise il giorno dell'insediamento di Napolitano.

Il Presidente del Senato ha la sua residenza a Palazzo Giustiniani, alle spalle di Palazzo Madama, e lì si trasferisce la Guardia d'Onore dei Corazzieri durante la supplenza.

Il "recordman" tra i presidenti del Senato è Amintore Fanfani, che venne eletto per 5 volte a capo di Palazzo Madama, e per 3 volte si dimise, una per diventare segretario Dc e due perché nominato presidente del Consiglio. Anche se durante la Prima Repubblica la presidenza di un delle due Camere veniva assegnata per tradizione a un'esponente dell'opposizione, la Camera alta è stata guidata sempre da democristiani, liberali o repubblicani, e mai da esponenti della sinistra. Peraltro la tradizione è proseguita anche nella Seconda Repubblica, visto che le maggioranza di centrosinistra hanno sempre candidato esponenti ex-Dc.

Con il risultato al Senato delle elezioni 2013, il successore di Schifani potrà essere eletto solo con un accordo tra almeno due delle tre forze maggiori a Palazzo Madama.

Foto © Getty Images

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