Rassegna stampa estera: il crocifisso nelle aule e la Corte europea dei diritti dell'uomo


La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso nelle aule scolastiche italiane ha scatenato una ridda di reazioni sia tra la classe politica che tra i lettori di polisblog. Vediamo un po' come è stata invece interpretata la vicenda dai media stranieri.

L'autorevole settimanale tedesco Der Spiegel ha messo in evidenza l'eccezionalità del caso italiano con queste parole:

Fintanto che la cosa è stata trattata in Italia, la Chiesa cattolica ha goduto del vantaggio di ‘giocare in casa’. Non per niente Papa Benedetto XVI distingue fra “laicismo esasperato” e la “salutare laicità” che vede in Italia. Il cardinale della curia Francese Jean-Louis Tauran parlò anni fa del fatto che in Italia vi fosse una “Separazione coordinata fra Chiesa e Stato”. Le prospettive di successo per i critici della croce appaiono relativamente scarse

Riuscirà ora la decisione di Strasburgo a portare una svolta nella guerra per la croce? Difficilmente, dato che dopo la sentenza si è formata una resistenza ai più alti livelli. Da Silvio Berlusconi al Ministro degli Esteri Franco Frattini fino al Ministro per l’Istruzione Mariastella Gelmini hanno tutti, così come tutti i componenti di gabinetto, criticato la sentenza in quanto “assurda”, “grave”, “scandalosa”, scagliandosi con forza contro la “Corte di giustizia ideologizzata”. Anche il capo dell’opposizione Pierluigi Bersani, appartenente al partito di sinistra moderata Partito Democratico, si schiera apertamente dalla parte della Chiesa e chiarisce “che una questione così delicata del sentire comune è diventata una vittima della legge. Una tradizione come quella della croce non può rappresentare un insulto per nessuno”. E quindi il Vaticano e la conferenza episcopale Italiana possono come minimo sentirsi come vincitori morali. E non solo: Invece che con meno, al contrario di quanto temeva il caridnale Bertone, ora gli Italiani saranno benedetti ancora una volta con più croci.
A livello nazionale è partito un vero concorso per dare una lezione ai giudici di Strasburgo. A Busto Arsizio, Lombardia, il comune si limita ad issare a mezz’asta le bandiere comunitarie sugli edifici dei propri uffici. Il sindaco di San Remo invece ha fatto posizionare un crocefisso di due metri nella sala consiliare. Un grosso crocefisso troneggia ora anche sulla facciata del teatro Bellini di Catania. Diversi comuni hanno ordinato un lotto di nuove croci per le proprie scuole. La linea è stata dettata dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa durante un dibattito televisivo. “Tutte le croci rimangono appese”, ha urlato, “dovrebbero morire (gli oppositori della croce – nd Red), insieme a queste pseudo istituzioni internazionali! ”

E una difesa del senso della sentenza di questa "pseudo istituzione internazionale" è stata tentata sulle pagine del brasiliano Conjur da parte di Aldir Guedes Soriano, membro della Commissione per il Diritto e la Libertà Religiosa dell’Ordine degli Avvocati Brasiliani:

La decisione della Corte Europea dei Diritti Umani sul caso Lautsi contro l’Italia, la prima contraria all’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche italiane, non può essere considerata ostile alla religione. Il giudizio è stato fondato interamente sulla Convenzione Europea dei Diritti Umani (1950) che impone agli stati firmatari, inclusa l’Italia, l’obbligo di rispettare il diritto che i genitori hanno di educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche. (..)La Corte ha deliberato che l’esposizione del crocifisso limita il diritto di alcuni genitori a educare i propri figli secondo le proprie convinzioni e anche il diritto dei bambini a credere o non credere. La presenza del simbolo religioso rappresenterebbe per i bambini una sottile imposizione del credo raffigurato, sottoponendoli a una costrizione. La sentenza, emessa il 3 novembre da un collegio di sette giudici della Corte di Strasburgo, si appoggia alla legislazione internazionale sui diritti umani. Secondo l’art. 9 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, “chiunque ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”. Inoltre secondo l’art. 2 del protocollo n.1 della stessa convenzione “lo Stato deve rispettare il diritto dei genitori a garantire educazione ed insegnamento in conformità con le proprie convinzioni religiose e filosofiche”. I giudici all’unanimità hanno deliberato che nel caso specifico c’è stata violazione di questi due articoli della convenzione. È importante osservare che la decisione non impedisce l’uso del crocifisso da parte del cittadino, che è soggetto attivo del diritto alla libertà religiosa. Questi potrà usare i suoi simboli religiosi nelle scuole pubbliche senza restrizione. Viceversa, in un contesto non confessionale o laico, lo Stato non è soggetto attivo del diritto alla libertà religiosa. Così l’esposizione dei simboli religiosi da parte dello Stato viola la sua neutralità e l’uguaglianza dei cittadini rispetto alle differenze religiose che esistono nella società. Lo Stato, in pratica, non ha il diritto di esibire simboli religiosi. A questo spetta di proteggere i diritti e le libertà del cittadino. Inoltre la sentenza della Corte non si estende alle scuole private a carattere confessionale. La decisione della Corte rappresenta una conquista storica a favore dell’uguaglianza della libertà religiosa per tutti i cittadini. È certo che l’esposizione del simbolo di un’unica religione in tutte le classi delle scuole pubbliche in Italia non può considerarsi un diritto, bensì un privilegio che viola la laicità dello Stato e il principio universale di libertà religiosa

E mentre il britannico Daily Telegraph ha parlato di una "sentenza epocale che potrebbe costringere ad una revisione a scala europea dell’uso di simboli religiosi nelle scuole pubbliche" in Olanda De Volkskrant ha ricostruito le tappe della vicenda, sottolineando la rara unità del fronte politico italiano sulla questione:

Il governo Berlusconi, di centrodestra, ha già annunciato che andrà immediatamente in appello contro la sentenza. L’opposizione è completamente d’accordo. In un’Italia altrimenti molto divisa, i politici di destra e sinistra hanno formato un fronte compatto contro i maligni influssi stranieri e lottano perchè il crocifisso rimanga. Il Corriere della Sera guarda già al futuro. ‘Per il momento non succederà niente’, medita il quotidiano. ‘In attesa del ricorso non siamo obbligati a togliere il crocifisso. Ma se i giudici confermeranno la sentenza anche in appello, allora potrebbero piovere le multe e l’Italia sarà costretta a obbedire.’Non si è ancora a quel punto. Il crocifisso è stato introdotto da Mussolini negli anni venti ed è appeso in quasi tutti gli edifici pubblici in Italia. Tutti i tentativi di far sparire il crocifisso da parte di atei e non-cattolici hanno sinora creato molto scompiglio. La prima e unica volta che un giudice italiano ha dato ragione a quelli che protestavano, si è quasi scatenata una sollevazione popolare. Nel 2003, dopo la protesta di un musulmano egiziano, il tribunale dell’Aquila ordinò la rimozione del crocifisso dall’aula. Tutto il Paese fu coinvolto nella discussione, e in sede d’appello fu deciso che il crocifisso poteva rimanere. Il crocifisso è stato definito dal Presidente il ’simbolo dell’identità italiana’

L'inviato del francese Le Monde ha invece constatato il relativo distacco degli italiani nei confronti della vicenda:

Davanti la scuola elementare Alfredo-Baccarini, c’è la confusione [tipica, N.d.T.] dell’uscita dalle scuole. La condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per la presenza del crocifisso nelle aule non sembra suscitare emozione tra i genitori che si accalcano. “Francamente, la scuola in Italia ha altri problemi più gravi”, dice Lidia. Roberto, dal canto suo, si dice cattolico praticante, e si spinge oltre: “Posso capire la battaglia per la laicità, ma non su di un simbolo. Bisogna farla sui temi etici in discussione in questo momento in Italia, quali il testamento biologico o la fecondazione artificiale”, argomenta. In questa scuola multietnica del centro della capitale, la questione del crocifisso d’altra parte non ha mai rappresentato un vero problema. Maria Persia, una dei responsabili dell’istituto, spiega che ogni insegnante qui è libero di averlo o meno appeso al muro: “Fa parte della nostra cultura ma non diamogli più importanza di quanta ne abbia”. La sua collega Concetta Corica è di tutt’altro avviso, indignata dalla sentenza della CEDU che, secondo lei, “rimette in questione i valori cristiani su cui si fonda l’Europa, che ci hanno formato e che oggi formano i nostri allievi”. (..) Aspettando la sorte del ricorso presentato dal governo presso la Corte europea, davanti la scuola Baccarini, Francesca pensa che si è ben lontani da quello che immagina il vignettista Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera di mercoledì: Gesù esce da una scuola portando la sua croce ed esclama: “Hanno votato di nuovo per Barabba.”

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