Bersani, sberle da Grillo e "gelo" da Napolitano. Resta Monti?

Mario Monti

Non bastassero le sberle di Beppe Grillo e i suoi “no” a un governo Pd-M5S (“Facce da culo, fanno il mercato delle vacche”) Pierluigi Bersani si trova stoppato anche da Giorgio Napolitano che chiede numeri certi nelle consultazioni e pare nutra molti dubbi sul governo di minoranza.

Il segretario pidì insiste per stanare i grillini e portarli a prendere posizione alla luce del sole in Parlamento ma non sarà facile mercoledì in Direzione tenere a bada le varie anime del partito, Matteo Renzi compreso, che gioca da “libero”, in attesa degli eventi e di Pierlu sempre più cotto. In effetti Bersani parla e agisce come se fosse il trionfatore delle elezioni, dimenticandosi della realtà.

Due mesi prima del voto Bersani cantava vittoria con il Pd oltre il 35% e il centrosinistra al 42%, con il Pdl al 13% e il centrodestra al 20%: ben oltre 20 punti di vantaggio, svaporato in poche settimane. Il Pd è andato al di sotto del suo minimo storico (26% delle Europee 2009) di fronte al M5S alle amministrative di un anno fa all’8% (si parlò allora di tsunami) e oggi triplicato, sopra il 25%! Solo la legge truffa del Porcellum concede al pidì un pieno di deputati alla Camera, ma con il passaggio obbligato al Senato, dove i numeri non tornano.

Un ultimo dato di riflessione riguarda il voto dei giovani: gli elettori sotto i 30 anni hanno voltato le spalle al Pd (dati Tecnè) e questo la dice lunga sul futuro del partito. Nel 2006 il Pd rifiutò un governo di unità nazionale imbarcandosi con Bertinotti in una soluzione suicida.

Oggi Bersani – con la base totalmente contraria a una alleanza con Berlusconi - pensa di “salvarsi” facendosi bocciare il governo di minoranza dal Parlamento, dal M5S in primis. E se Napolitano, visto il quadro, non gli concedesse neppure il tentativo di verificare la proposta? Come si sa – siamo nel semestre bianco -Napolitano non può neppure sciogliere le Camere. Allora?

Ieri l’Istat ha fornito cifre che dimostrano quanto l’Italia sia a un passo dall’abisso. I partiti – Pd compreso – non pensano all’interesse generale, ma a come uscirne vivi da questo groviglio. A questo punto, non è da escludere che a Palazzo Chigi Mario Monti riapra la valigia e torni ad occupare – per qualche mese - la poltrona da premier. L’alternativa? Nuove elezioni a giugno e l’Italia in mano a Beppe Grillo.

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