Presidente del Consiglio: come si nomina e che poteri ha


Il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana – questo è il titolo completo assegnato dalla Costituzione – è la quarta più alta carica nelle istituzioni italiane, ed è l'unica che non viene eletta ma nominata. Infatti, nonostante la legge elettorale in vigore e la consuetudine che ne è seguita prevedano l'indicazione di un candidato premier per le elezioni, spetta sempre e comunque al Presidente della Repubblica conferire l'incarico.

La nomina del Presidente del Consiglio avviene dopo le elezioni o dopo una crisi di governo e si articola in una serie di fasi stabilite dalla Costituzione e dalla consuetudine: il Presidente della Repubblica apre le consultazioni convocando al Quirinale i Presidenti di Camera e Senato, gli ex presidenti della Repubblica e i rappresentanti di tutte le forze politiche in Parlamento. Dopo aver ascoltato tutti gli orientamenti conferisce l'incarico alla personalità indicata. Qualora non sussistessero i presupposti per un incarico condiviso, il Capo dello Stato può conferire un mandato esplorativo, solitamente a personalità delle istituzioni. L'ultimo mandato esplorativo risale al 2008, quando Franco Marini fu chiamato a cercare una nuova maggioranza dopo la caduta del Governo Prodi, non ci riuscì e si tornò alle urne.

Il Presidente del Consiglio incaricato accetta "con riserva" il mandato e poi torna al Quirinale, dopo una fase di consultazioni che di solito è molto breve, presentando la lista dei ministri. Spetta sempre al Capo dello Stato, su indicazione del Presidente del Consiglio, nominare i ministri. Il governo entra nelle sue funzioni nel momento in cui giura nelle mani del Presidente della Repubblica, ma entro dieci giorni dal giuramento deve presentarsi alle Camere e chiedere la fiducia.

I poteri del Presidente del Consiglio sono regolati dall'articolo 95 della Costituzione che recita:

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

Il ruolo del capo del governo, così come emerge dalla Carta costituzionale, è quindi quello di un "responsabile" dell'indirizzo generale dell'esecutivo, mentre i singoli ministri sono responsabili per i propri atti. E in effetti l'architettura costituzionale non dava al Presidente del Consiglio quegli ampi poteri che ha, per esempio, il cancelliere tedesco o il premier britannico. Silvio Berlusconi si è più volte lamentato dell'impotenza del capo del governo, che non può sostituire i ministri o fare decretazioni d'urgenza senza il sostegno del Presidente della Repubblica.

In realtà, se nella Prima Repubblica è capitato molto spesso che il capo del governo fosse un mero coordinatore e il vero potere fosse nelle mani dei principali ministri, soprattutto nella Seconda Repubblica il bipolarismo e l'indicazione del "candidato premier" nei simboli elettorali ha dato alla figura del Presidente del Consiglio un peso notevolmente maggiore: la tecnica del rimpasto, per esempio, (anche se già rodata in passato) è diventata una prassi per sostituire ministri o fare aggiustamenti nella maggioranza che lo sostiene.

Il politico che è stato più volte Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica è Alcide De Gasperi, con 8 mandati, seguito da Giulio Andreotti con 7. Spetta sempre a De Gasperi il record di permanenza ininterrotta a Palazzo Chigi, dal 10 dicembre 1945 (ancora sotto la monarchia) al 17 agosto 1953, ed è, insieme a Silvio Berlusconi, l'unico ad aver completato al governo un'intera legislatura di 5 anni. Il più giovane Presidente del Consiglio entrato in carica è stato Giovanni Goria, 44 anni alla nomina. Il più anziano è stato Amintore Fanfani, che giurò con il suo sesto e ultimo governo nel 1987 a 79 anni.

Foto © Getty Images

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